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Il culo di Martina stuprato
Scritta da: Allorbert (6)

Martina aveva 21 anni, amica di famiglia, ragazza seria, lavorava come commessa in un negozio di bomboniere sul corso, veniva spesso con la mia famiglia a mare. Io 19 anni, dietro quella maschera da brava ragazza vedevo qualcosa che non quadrava, non era bellissima, alta un metro e sessanta, bruna, capelli che si fermavano poco prima delle spalle, un fisico che non era il top, ma facevano bella figura le sue tette, una bella quarta e le cosce, che anche se non eccezionali, mi arrapavano, soprattutto quando entrava in macchina quando eravamo diretti a mare, spesso indossava un vestitino celeste cortissimo con degli zoccoletti neri con la zeppa, quell’abbigliamento mi faceva pensare a una pornostar, e non nego di essermi masturbato ripensando a quelle cosce che volevo toccare in ogni viaggio.
Era un giovedì di Luglio, giorno di mercato, ritornavamo verso l’una passata dopo l’ennesima giornata al mare, scese nella piazzetta a pochi metri da casa sua, io scesi poco più in la perché dovevo portare dei cd a un mio amico, sarei tornato a casa a piedi successivamente.
Scendendo dalla macchina mi girai verso dietro e vidi Martina che attraversava la piazzetta semideserta circondata dalle bancarelle e anche dagli occhi dei commercianti che se la mangiavano con lo sguardo, si fermò a una bancarella di vestitini, mi avvicinai verso di lei senza farmi vedere, sorrideva e scherzava con il mercante, un ragazzo poco più che ventenne, al suo fianco un uomo sulla quarantina seduto su una sedia. A un certo punto il ragazzo girandosi verso il collega fece un segno di intesa e fece segno a Martina di entrare nel furgone dandole un vestito arancio in mano, i due uomini la seguirono.
Incuriosito mi avvicinai furtivamente dopo circa cinque minuti, il portellone del furgone non era del tutto chiuso, mi avvicinai il più possibile e spiando dalla fessura vidi Martina completamente nuda montata a gambe aperte con il quarantenne sotto di lei con il cazzo ficcato nel culo e il ragazzo che la pompava da sopra, uno spettacolo. Scopavano a voce bassa, Martina però mugolava sempre più alzando il tono e schiaffeggiando le natiche del mercante. Passati tre minuti Martina disse “dai venite che devo tornare a casa” il ragazzo chiese “ti possiamo venire dentro?” Martina sbattuta dai colpi rispose “si si riempitemi” il ragazzo iniziò a fotterla più forte e anche da sotto l’altro commerciante la stantuffavo nel culo, Martina non si seppe trattenere, stava venendo anche lei “ah ah ah ah aaah dai dai siii uhmmm siii dai daiiii” gridò, il ragazzo tappandole la bocca e spingendo come una furia la rimproverò “zitta puttanella, godi in silenzio” lei era in preda all’eccitazione più assoluta e continuava a godere ad alta voce “dai venite, venite, dai bei cazzoni riempitemi di sborra” a quelle parole il ragazzo venne fottendola ancora con più violenza, l’altro invece da sotto tardava a venire “e tu che fai?” domandò maliziosa Martina “non vuoi riempirmi il culetto?” lui non se lo fece dire due volte, la girò e la mise a pecora scopandola a tutta forza sempre nel culo “io te lo rompo sto culone da maiala che hai” e dopo pochi secondi svuotò tutto il suo liquido nel buco di quella troia, mi eccitava tantissimo vederla in preda di quei due uomini e soprattutto mi eccitava sentirla così sboccata, lei che era l’orgoglio dei suoi genitori, si faceva sbattere da due sconosciuti come la più lurida delle puttane.
Mi allontanai immediatamente e mi nascosi in un vico vicino casa sua, lei uscì con il vestitino arancione in mano e come nulla fosse si incamminò verso casa. Spuntai come un fantasma dal vico e la salutai, lei restò sorpresa “ehi ciao e che fai tu qui?” io sorrisi e risposi “bello il vestitino, dove lo hai comprato?” lei rispose senza accennare nessuna esitazione “alla bancarella laggiù prima di salire” io continuai e dissi senza alcun ritegno “bè ti sei fatta scopare bene bene da quei due eh?!” lei rimase sulle sue “Filippo ma sei pazzo?” io continuai e avvicinandomi insinuai la mia mano sinistra sotto il vestitino “ti sei fatta pure sborrare dentro puttanona” la spinsi verso il muretto rovente e andai dritto alla sua figa toccandola con due dita “guarda sei ancora bagnata” lei si divincolò “ma la vuoi smettere ma sei pazzo?” io continuavo “non negare l’evidenza troietta, ti ho visto come ti menavano uno davanti e uno da dietro” lei sempre più infastidita rispose “ebbè? Sono cazzi miei, mi scopo chi mi pare, e ora lasciami andare che è tardi” si girò di spalle, io la afferrai da dietro e tappandole la bocca con una mano e con l’altra violandole le tettone, spingevo con il mio cazzo duro come il marmo verso il suo bel culone “e non ti vuoi far scopare anche da me? Sentilo quanto è duro, mi bastano cinque minuti” la portai con la forza in fondo al vico, dove ci sono vecchie case abbandonate, la condussi in una di esse sempre tappandole la bocca e iniziai a stringerle le tette facendo pressione sempre col mio cazzone in tiro.
Era in mio possesso, la stavo stuprando, quella mignotta se lo meritava tutto, volevo romperle il culo e così feci, sempre tappandole la bocca le abbassai con violenza gli slip del costume, uscii il mio fallo e lo infilai senza pensarci su dritto nel culo, mugugnò, cercava di liberarsi, ma ormai era totalmente in trappola, la scopavo con forza schiaffeggiandola sui fianchi “hai un culo da vacca, ti spacco in due troiona” le dicevo con un filo di voce. Scesi con la mano verso il suo pube, iniziai a stuzzicarle il clitoride con molta velocità senza modificare il ritmo forsennato con cui le scopavo il culo, i suoi mugugni si mischiarono presto ad aperture di bocca quasi involontarie, la puttana stava godendo come una matta, mi leccava la mano con cui le tappavo la bocca e acconsentiva la mia violenza movendo anch’essa il bacino, decisi, prendendomi un po’ di rischio, di togliere la mano dalla sua bocca, non sbagliai “che fai maiala non ti lamenti più?” dissi, lei nell’eccitazione più totale mi disse solo “se ti fermi ti ammazzo” mai parole furono più dolci, le sfondavo il culo mantenendomi con entrambe le mani ai fianchi, lei gridava dal piacere “zitta che qua vicino ci sentono” la rimproverai, lei sempre più sbattuta e gaudente rispose “non me ne fotte un cazzo, ho un bastone che mi sta rompendo il culo e urlo quanto voglio, aaaah”. Pochi secondi dopo lasciai i fianchi e mi intrufolai tra le sue tettone stringendole, appese sembravano ancora più enormi, era una goduria. Dalle tette passai alle cosce stringendo anche queste, non potei risparmiarmi un’osservazione “quanto ho desiderato queste coscione da maiala che hai” lei mi rispose sorprendendomi “mi sono sempre accorto di come guardavi le cosce, ti reputo da sempre un porco” io sbattendola più forte risposi “e tu sei la mia scrofa rotta in culo”.
Stavo per venire, lo dissi “sto per venire” lei nel godimento rispose con le mani sempre appoggiate al muro e con lo sguardo che scrutava verso dietro “siiii daiiii sborrami nel culo” venni tra le mie e le sue urla con botte fortissime “uhmmm aaaah, così me lo fai uscire dalla bocca, uuuh che bestia” disse con un cenno di soddisfazione Martina, io completamente svuotato uscii il cazzo e diedi uno schiaffone su quel bel culone scopato a dovere e sudato, lei senza perdere tempo si accovacciò e mi ripulì per bene l’asta con la lingua, poi si alzò, si diede una sistematina, mi lanciò un’occhiata accompagnata a un mezzo sorriso e alzando il naso si girò e se ne andò sculettando con gli zoccoletti neri che risuonavano nella via deserta, una vera troia.

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