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Grazie Freddy
Questa che sto per raccontare non è una storia di fantasia, ma realmente accaduta alcuni anni fa, della quale chi scrive fu uno dei protagonisti
Erano alcuni giorni che la signora Emilia soffriva di fastidiose algie inte-stinali con la quasi completa chiusura dell’alvo, cosa che la lasciava al-quanto spossata e stanca. E ciò proprio quando aveva tanto da lavorare e suo marito era fuori città per motivi di lavoro. La signora, poco oltre i qua-rant’anni, laureata in giurisprudenza lavorava presso la Pretura della sua città, mentre il marito, architetto, esercitava la professione in una impresa edile abbastanza affermata. Una famiglia quindi di professionisti senza dif-ficoltà economiche, ma la signora soffriva per la mancanza di un figlio che il marito non poteva darle.
Quella mattina decise di informare per telefono il marito del suo stato di salute, e questi, piuttosto preoccupato, le consigliò di rivolgersi subito al loro amico Freddy. Il dottor M. Freddy prestava la sua opera presso il Re-parto di Medicina Interna, e riscuoteva la stima dei colleghi e dei pazienti per la sua preparazione e il suo carattere gioviale. Fu così che Emilia si mise in contatto con lui e gli riferì il problema. Dopo averle poste alcune domande circa la sua sintomatologia, il dottore le disse avrebbe dovuto praticarsi al più presto un clistere evacuativo. La signora convenne su que-sta necessità, ma era in una grave difficoltà: non aveva l’attrezzatura adatta e né sapeva praticarselo. “Va bene, niente paura - disse l’amico - vengo io nel primo pomeriggio a praticartelo, e porterò con me l’occorrente”.
Seduta in poltrona la signora Emilia pose il ricevitore, si distese e ripensò alla cosa. Farsi fare un clistere da Freddy proprio non le andava a genio. Allora pensò di chiamare un infermiere, ma un estraneo era certamente meno conveniente dell’amico. Ci sarebbe voluto una donna ma non sapeva a chi rivolgersi; così, vista la situazione d’urgenza e piuttosto contrariata, concluse che non v’era altra soluzione che Freddy. Verso di lui nutriva un sentimento di ambivalenza,
Arrivato alla villetta degli amici, posta nel verde della collina, il medico fu accolto dalla signora Emilia la quale lo precedette nel salotto al pian terre-no. Freddy palpò l’addome dell’amica e poi le disse che realmente aveva bisogno di un clistere, per cui bisognava far bollire un paio di litri di acqua e poi aspetta che si raffreddassero. Andarono quindi in cucina a preparare quanto necessario. Emilia gli offrì un caffè e si sedette accanto a lui.
Parlarono del più e del meno, ma poi inevitabilmente il discorso cadde poi sul problema di Emilia “Non capisco – diceva – come mai mi sia capitata una cosa del genere. Forse la causa è nella mia alimentazione disordinata degli ultimi tempi, quei pasti consumati in tutta fretta alla tavola calda du-rante la pausa di lavoro. Sono sempre così regolare”. Freddy guardava l’amica mentre parlava: era proprio una bella donna, alta, slanciata, fisi-camente ben fatta, dai lineamenti fini e delicati. Ma principalmente l’attirava la sua classe, quella sua connaturata eleganza di comportamento senz’ombra di affettazione. Emilia era per lui il prototipo ideale della femminilità; ma al di fuori di questa ammirazione il loro rapporto non era mai andato al di là di una sincera e cordiale amicizia.
“In genere hai problemi di stipsi?” “No, no, ma non mi ascolti? Stavo ap-punto dicendo che sono sempre regolare, ma ora mi sento la pancia così dolente e gonfia che sembra che mi scoppi” rispose abbozzando un sorriso.
Quando l’acqua fu a temperatura ambiente Freddy la versò nel clistere, vi aggiunse un emolliente e poi si rivolse all’amica: “Sono pronto, vogliamo andare?” “Si, ma dove?” “Come dove? Naturalmente nel bagno per farti il clistere” “Va bene, ma io cosa devo fare?” “Ti devi scoprire il sedere e piegare un po’in avanti, al resto penso io” “Mi devo scoprire completa-mente il popò?” disse Emilia sapendo di fare una domanda sciocca. “Si certo, dove pensi che te lo ficchi questo beccuccio?” “Non essere volgare, il fatto è che io ho vergogna di farmi vedere da te…” “Cosa? ma stai scherzando? Mi chiami al telefono e mi dici che non vai in bagno da quat-tro giorni, mi fai lasciare l’ospedale e correre da te per praticarti il clistere, ed ora affermi che hai vergogna di scoprirti. Potevi anche pensarci prima non ti pare? Comunque fai come vuoi, io me ne vado” “Va bene, va bene, non arrabbiarti, se è necessario me lo faccio fare, su andiamo”. Così si av-viarono nella stanza da bagno ove Emilia si tolse la gonna ma poi esitò nel calarsi le mutande. “Forza, – le disse Ferdy – giù anche le mutande. Togli-le completamente altrimenti si possono bagnare.” Riluttante Emilia eseguì girandosi di spalle. Ferdy che fino a quel momento aveva ostentato un’aria professionale e distaccata la guardò ammirato e non potette esimersi dall’esprimere il suo pensiero: “Caspita amica mia, ma che bel fondo schiena che hai, sei proprio quella che si dice una falsa magra” “Ferdy smettila di fare il cafone o ti caccio via” “D’accordo, d’accordo la smetto, ma tu tieni ugualmente un bel culo. Ora piegati in avanti e poggia i gomiti sul lavabo. Bene così. Allarga un po’ le gambe e tira un bel respiro”. Ap-pese in alto il contenitore dell’acqua, lubrificò per bene il beccuccio del clistere e si chinò sull’amica. Le allargò le natiche fino ad evidenziare per bene l’ano della donna, quindi delicatamente le face scivolare dentro il beccuccio dell’enteroclisma il quale, nonostante fosse di rispettabili di-mensioni, le entrò facilmente. Girò la chiavetta e l’acqua cominciò a de-fluire. Emilia ebbe un lieve sussulto, ma non disse nulla. “Avverti l’acqua che ti entra?” “Si, si certo…” “Bene, ora respira regolarmente e cerca di stare ferma e rilassata, ci vorrà un po’ di tempo perché te lo faccio a bassa pressione” “Ma tu nel frattempo devi proprio stare seduto dietro di me a guardarmi il culo?” “Beh, devo sorreggere quest’affare per non farlo sci-volar via, quanto poi a guardarti il culo è l’unico spettacolo che mi si offre, ma la cosa non mi dispiace” “Sei il solito maleducato. Ma non ti immede-simi nella mia situazione di grave imbarazzo?” “Certamente, ma tra poco avremo finito”.
Freddy osservava le natiche dell’amica, che nonostante la sua età non pro-prio giovanile, erano piene e perfette, la pelle chiara e liscia, senza difet-ti… com’era vero che le natiche sono la fonte prima di seduzione! La po-sizione flessa rendeva poi lo spettacolo ancora più eccitanti, e Freddy fu assalito da un irrefrenabile desiderio di toccarle. Lottò disperatamente con se stesso per trattenersi, ma alla fine stese una mano e le carezzò il culo. “Ma che cosa fai? – gridò Emilia – sei impazzito?” “Sta calma – rispose l’uomo – ti massaggio il sedere per farti rilassare, è così che si fa”. Emilia non aggiunge altro e si lasciò carezzare. I tocchi divennero sempre più au-daci e la sua mano finì con lo sfiorarle la vulva. Questa volta non si sollevò alcuna protesta, ed egli proseguì nell’indagine, scoprendo con sua grande sorpresa che la vagina dell’amica grondava di umori.
Certo. Quella posizione sconveniente, l’acqua tiepida che le inondava il ventre, l’essere osservata e carezzata da un uomo che in fondo amava e una lunga astinenza creavano in lei una situazione unica ed eccitante. Ma nello stesso tempo si vergognava. Si vergognava e come…avrebbe voluto essere a mille miglia di distanza, avrebbe voluto che tutto fosse solo un so-gno.
Anche Freddy era assalito da una compresenza di sentimenti opposti. Pos-sedere la donna in quel momento era quanto desiderava, ma il codice di comportamento deontologico e i valori dell’amicizia a cui credeva si op-ponevano energicamente.
Intanto l’acqua nel clistere era terminata e Freddy le sfilò delicatamente il beccuccio dal sedere dicendo: “Ecco, ci siamo è finita! Ma non muoverti ancora, resta ferma così, lascia che l’acqua si distribuisca bene nell’ inte-stino”.
Si alza, guarda ancora l’amica e, come preso da un raptus incontenibile, caccia fuori il membro eretto al colmo del desiderio e penetra la donna. Emilia non proferì parola, quasi desiderasse e nello stesso tempo paventas-se quell’inevitabile conclusione. Bastarono pochi minuti e i due raggiunse-ro un lungo e sconvolgente orgasmo che li lasciò spossati e sorpresi per ciò che era accaduto così rapidamente. Emilia si sollevò, si compose alla me-glio e con lo sguardo sfuggente gli disse: “Devo svuotarmi, non resisto più.” “Si, si certo…ti aspetto fuori”.
Ferdy confuso andò nel soggiorno, si sedette in poltrona ed accese una si-garetta. Allora cominciò a pensare all’accaduto “E’ stato il caso – rimugi-nava tra sé – è stata soltanto una combinazione fortuita di eventi. Non ave-vo la minima intensione….” Poi pensò all’amico e a ciò che avrebbe detto Emilia. Ma anche lei non aveva fatto proprio niente per fermarlo! Rimase assorto in questi pensieri assalito dal rimorso.
Dopo alcuni minuti la donna rientrò nella stanza: era tranquilla e rilassata, e più bella che mai “Tutto bene, Freddy. Grazie a te ora son tornata perfet-tamente in forma.” Freddy se ne rallegrò, si alzò e si avviò all’uscita. Sulla porta si fermò, stava per dire qualcosa, ma Emilia lo zittì; gli gettò le brac-cia al collo e gli dette un lungo bacio sulla guancia sussurrandogli: “Grazie Freddy, grazie di tutto”.

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