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Gianluca era Gay
Scritta da: maxesara (4)

Katia ha diciannove anni.
E, come la stragrande maggioranza delle sue coetanee, ha la precisa percezione del proprio corpo e del potenziale erotico che possiede.
Katia è bella.
E, come la totalità delle diciannovenni di bell’aspetto, sa che può ottenere più o meno tutto ciò che desidera usando al momento giusto uno sguardo, una carezza, un pompino.
Katia è una troietta.
E, come tutte le troiette che si rispettino, non si fa alcuno scrupolo di usare il suo corpo per ottenere ciò che desidera.
Il suo corpo.
Era ancora acerbo quando i maschi avevano incominciato ad interessarsi al suo corpo, e lei era troppo interessata ai maschi per aspettare.
Aveva bruciato tutte le tappe.
Le sue tette erano state toccate, baciate ed anche molto altro, ben prima di assestarsi sulla loro definitiva terza misura.
Le sue labbra rosse, i suoi lunghi capelli biondi, la sua rosea fighetta erano stati cosparsi degli orgasmi maschili, ben prima che raggiungessero le loro definitive forme giunoniche.
Il suo sedere era rimasto inviolato giusto il tempo di diventare quel bel mandolino che sovrasta le sue cosce lunghe.
Nel suo curriculum sono finiti Insegnanti, Bidelli, Presidi, Autisti di Pullman, Genitori di compagne di casse, Bagnini, Negozianti, un Poliziotto, Buttafuori, Barman, una splendida Cubista di sedici anni, oltre un’infinità di coetanei di cui non era mai sazia. Ve l’avevo detto… una meravigliosa troietta.
Katia ha un ossessione da un po’ di tempo. Gianluca.
Gianluca è il ragazzo più carino, educato, colto, divertente e pulito della sua compagnia.
L’unico che non si è ancora portato a letto.
Oh, Gianluca è Gay.
Per i primi diciannove dei suoi ventitre anni ha finto. Con se stesso, con gli altri, con Linda, la sua fidanzata a quei tempi.
Poi, una sera, in discoteca, lui e Linda videro nello stesso momento lo stesso ragazzo.
Entrambi furono presi dall’irresistibile desiderio di farselo.
Linda non era sorpresa della propria reazione, Gianluca non era certo quello che si può definire uno stallone e lei ogni tanto si faceva qualche sconosciuto nei locali.
Gianluca invece quella sera aveva scoperto il vero se stesso.
Fatto sta che lo sconosciuto era Omosessuale e che Gianluca si era trovato un paio d’ore dopo a fare i conti con l’evidenza. era anche lui Gay.
Lo aveva sospettato mentre lo sconosciuto flirtava con lui anziché interessarsi a Linda, i suoi dubbi si erano fatti quasi certezza quando il ragazzo lo aveva trascinato nei bagni e lo aveva baciato, ne era stato certo mentre, chiusi in un bagno, aveva fatto un pompino al tizio, che subito dopo era sparito.
La vita dei giovani omosessuali è dura.
Katia, assecondando la sua mania, si era avvicinata a Gianluca emotivamente, come non aveva mai fatto con nessun altra persona prima.
Erano diventati migliori amici e confidenti e anche se, nel frattempo, viveva tutte le esperienze possibili e immaginabili, Katia subiva quella strana situazione di essere innamorata del proprio miglior amico, il fatto che fosse Gay era solo una complicazione.
In ogni caso l’occasione per ottenere ciò che desiderava le si era presentata a fine Luglio.
Il ragazzo di Gianluca l’aveva mollato e per di più erano saltate le vacanze che avevano programmato da mesi.
Colta dall’ispirazione Katia aveva prontamente mandato a quel paese il tizio con cui usciva in quel periodo, fingendo che anche le sue ferie fossero state rovinate.
Gianluca era, naturalmente, andato dal lei in cerca di una spalla su cui piangere e si era trovato per le mani una proposta apparentemente innocente.

“Andiamo in vacanza io e te!” Aveva proposto Katia, Gianluca aveva accettato di buon grado, non avendo programmi migliori.

Avevano preso un Last Minut per Nama Bay in Egitto.
Dato che erano appena stati “mollati” entrambi e nessuno dei due voleva al momento avventure, Katia si era proposta di fingere che fossero fidanzati. Questo, gli aveva detto, terrà alla larga i seccatori.
Gianluca aveva accettato, sottovalutando il pericolo.
Gli avevano dato una matrimoniale. Con un letto matrimoniale.
Katia non perdeva occasione di fingere di essere una coppietta felice quand’erano in pubblico.
Si divertivano un mondo, partecipavano a tutte le attività e le serate organizzate, sempre con lei che si avvinghiava a lui, facendogli sentire il proprio corpo attraverso i vestiti, toccandolo e baciandolo in continuazione.
La terza serata era cominciata da poco quando Gianluca, con aria triste, le aveva chiesto di tornare in camera.
Era davvero triste. Quella sera lui e il suo ex avrebbero festeggiato i 6 mesi insieme.
Si erano spogliati e messi a chiacchierare sul letto.
Gianluca indossava solo un paio di leggeri boxer e Katia un Babydoll semitrasparente con mutandine coordinate. Una mise che avrebbe indotto qualunque maschio a strapparglielo di dosso a morsi, ma non questo maschio e proprio per quel motivo Katia era eccitata come non ricordava di essere mai stata in vita sua.
Avevano saccheggiato il minibar.
Abilmente diretta da lei, la conversazione era finita sul sesso.
“Ma tu, non ti trovi mai a fare paragoni tra, si insomma prima e dopo?” gli aveva chiesto, accarezzando con un dito la sua coscia.
“Beh sai, non è che prima io…” aveva balbettato lui.
“Noo? Cioè tu e Linda non avete?”
“N..No, in effetti.”
“fin dove siete arrivati tu e Linda?” aveva insistito, con aria da gatta.
“lei, si insomma un paio di volte… prima che io…”
“Te l’ha preso in bocca?”
“Ecco.. si. Si.” Gianluca era incredibilmente a disagio.
“Fa caldooo.” Il babydoll era volato via. Katia sentiva il fuoco dentro, anche perché gli occhi di Gianluca, sempre meno a suo agio, non smettevano, di tanto in tanto, di esplorare le sue forme.
“E sono più bravi gli uomini?”
“Dai, che discorsi… e poi, non è che io… insomma.”
“Vuoi dire che i tuoi uomini non?”
“Katia insomma…. È che a me… piacciono gli… attivi ecco. Insomma non è che me ne abbiano fatti tanti. Anzi”
“Gianlu… non mi dirai che l’hai solo preso? Sei vergine?”
“Sai… beh. Tecnicamente si.” I suoi occhi avevano comiciato a luccicare di lacrime e nello stesso istante Katia aveva sentito un esplosione nel cervello e tra le cosce. Doveva averlo. Voleva averlo. Subito. Completamente.
Gli occhi di Gianluca ormai erano quasi fissi sulle tette di Katia.
Lei, spostando una ciocca di capelli dietro l’orecchio aveva spinto il petto in fuori. Gianluca aveva sobbalzato.
“Che c’è?” aveva miagolato lei.
“Le tue… hai… hai un bellissimo seno.”
Ora o mai più aveva pensato Katia.
Si era spostata accanto a lui ed aveva preso tra le sue mani una delle mani grandi e curate di Gianluca. Muovendosi piano, per dargli tutto i tempo di capire e ritrarsi, se l’era portata al seno.
Le lunghe dita del ragazzo si erano chiuse sulla mammella ed avevano premuto dolcemente, saggiandone la consistenza.
Nello stesso momento la mano di Katia era scesa lungo il corpo di lui. Lentamente. Fino ai boxer.
Erano rimasti così a sfiorarsi delicatamente, per un tempo indefinito, con la paura di distruggere un momento che aveva l’aria di essere fragile come un bicchiere di cristallo.
Eppure qualcosa stava succedendo. Katia lo sentiva crescere attraverso il tessuto.
L’orgoglio per essere riuscita ad eccitarlo. Stava provando delle sensazioni vicinissime all’orgasmo, così solo per il piacere di toccarlo. Poi il tocco di lui era cambiato, s’era fatto più deciso, più passionale e lei aveva azzardato. Le sue dita erano scivolate sotto l’elastico, veloci, sicure.
Se l’era trovato finalmente stretto tra le dita.
Gianluca, ad occhi chiusi, respirava lentamente e profondamente, l’altra mano aveva trovato l’altro seno.
Katia muoveva la mano lentamente, sentendolo pulsare tra le dita.
Ogni mossa poteva spezzare l’incantesimo, perciò il suo cuore batteva all’impazzata quando, muovendo il dorso della mano, aveva fatto sgusciare fuori dalla stoffa il suo cazzo.
Katia lo osservava. Forse per quanto l’aveva voluto o perché non faceva sesso da quasi una settimana ma non gli sembrava di aver mai visto un cazzo così bello.
Non era grosso, ma lungo e curvo, non le veniva in mente niente al mondo che avrebbe tenuto tra le labbra più volentieri.
Ancora una volta i suoi movimenti erano stati lenti e calmi, anche se fremeva dentro. Si era piegata verso di lui, gradualmente.
“K… Katy…” La voce piena di panico di Gianluca, la spronava anziché fermarla.
“Shhhhhhh” aveva detto e poi le sue labbra erano venute al contatto.
Subito si erano schiuse, permettendo alla sua lingua di assaporare il sapore della vittoria, mentre lui scorreva piano dentro la sua bocca.
Gianluca si era arreso e l’aveva lasciata fare.
Le aveva permesso di farlo sdraiare e di farsi togliere i boxer, sempre ad occhi chiusi, non s’era accorto che anche lei ora era nuda.
Katia aveva giocato col suo cazzo, per tutto il tempo che aveva voluto.
Gianluca era in estasi e le accarezzava i capelli che ondeggiavano seguendo il ritmo della sua testa. Poi lei se l’era tolto di bocca. Lui aveva aperto gli occhi e si erano guardati a lungo, le labbra di lei appoggiate alla cappella, arricciate in un sorriso.
Il silenzio era stato una tacita conferma. Katia era risalita lungo il suo corpo, coprendolo di baci. Quando le mani di lui s’erano rimpossessate dei suoi seni, Katia era calata su di lui, penetrandosi.
Gianluca aveva spalancato la bocca e preso una boccata d’aria infinita, gli occhi sgranati dalla sorpresa e dal piacere.
Katia in quel momento era un bollente lago di umori. Gianluca era entrato tutto d’un colpo, senza difficoltà in quel rovente e accogliente fuoco di passione e ne era rimasto sconvolto. A lei, quella singola penetrazione era bastata. Non era stato il clitoride o la vagina ad ordinarlo, era stato il suo cervello ad esplodere nel più incredibile orgasmo che avesse provato in tutta la vita.
“Si! SIIIII!” aveva urlato, ed ogni movimento le dava altre scosse. Cavalcava Gianluca lentamente per assaporare ogni colpo ed ogni scarica che le dava. Poi aveva preso le sue mani, le aveva tolte dai seni e le aveva poggiate sui fianchi.
Gianluca aveva lasciato che lei guidasse le sue le mani poi, cercando il suo sedere l’aveva stretto in una presa ferma ed aveva cominciato a dettare lui il ritmo. Katia aveva rovesciato indietro la testa e in un turbine di capelli biondi aveva assecondato ogni sua spinta urlando ed ansimando di gioia e godimento.
Gianluca la guardava godere ma non si lasciava andare. Katia era estasiata da questo.
Di solito quando lei annunciava il suo orgasmo in quel modo, il maschio che se la stava facendo pensava “missione compiuta” e si sentiva autorizzato a venire all’istante. Invece Gianluca continuava a regalarle emozioni fortissime. Voleva ricambiare.
Era calata su di lui e l’aveva baciato, un bacio di complicità più che di passione, sulle labbra, senza lingua. Poi gli aveva sussurrato all’orecchio “Vuoi provare quello che provano loro? Vuoi essere attivo?”
Lui aveva sgranato gli occhi
“Lo vorresti?” aveva detto.
Per tutta risposta lei aveva smesso di cavalcarlo e s’era sdraiata accanto a lui, pancia sotto, guardandolo e sorridendogli.
Lui l’aveva sovrastata. Katia era prontissima e abituata. Ma lui non l’aveva presa subito. Era andato a prepararla. Lei sentiva i brividi mentre la lingua di lui guizzava dentro e fuori del suo fiorellino. Sentiva il tocco delicato delle sue dita ed anche se voleva urlagli che lo voleva, che era pronta, l’aveva lasciato fare.
Gianluca l’aveva preparata con cura e pazienza. Quando, finalmente, si era deciso Katia aveva capito subito che c’era qualcosa di diverso.
Era entrato tutto, subito, in profondità, senza il minimo dolore e fastidio.
Una cosa che non le era mai capitato dietro.
Spingeva con decisione e poi ritraeva il cazzo lentamente con cura fino a uscire, per poi spingere di nuovo e di novo ancora.
Katia sentiva sconosciute sensazioni di piacere e, quando la mano di lui si era appoggiata al suo clitoride, aveva cominciato a vedere le stelle.
Lentamente lui aveva accelerato il ritmo, scopandola con sempre maggior decisione ma sempre senza procurarle alcun dolore. Solo estasi, piacere, orgasmi e lacrime.
Non se lo spiegava ma era così bello che aveva cominciato a piangere.
Gianluca era venuto ruggendo ma aveva smesso di muoversi dentro di lei molto, molto lentamente, fino ad accasciarsi su di lei, sfinito e poi rotolare di fianco. Silenzioso e pensieroso.
Katia non aveva detto niente. Non si era nemmeno girata a guardarlo.
Aveva avuto quello che voleva. Il problema era che ora lo voleva ancora e ancora. E non sapeva se sarebbe stato possibile. Le lacrime erano dovuta certamente a quell’incertezza.
La mattina dopo Katia era stata svegliata da colpi discreti alla porta.
Gianluca sulla soglia della camera da letto, col vassoio della colazione in mano la guardava.
“Ciao” aveva detto.
“Ciao” aveva risposto lei.
“Dovevi vedere quant’era fico il cameriere che ci ha portato queste” lui sorrideva mentre poggiava il vassoio sulle gambe di lei. sorrideva alla sua espressione stupita e un po’ affranta.
Poi lui s’era chinato su di lei e l’aveva baciata. Con passione e trasporto.
Si erano staccati e lui le aveva detto: “credo che dovrai darmi parecchie dosi di medicina se vorrai curarmi. Vedi, già corro di nuovo dietro ai camerieri.”
Il volto di Katia si era illuminato.
“Ora facciamo colazione! La medicina va presa dopo i pasti.”
Lui aveva spezzato una brioche e col dito aveva cosparso un capezzolo di lei di marmellata. Poi si era chinato ed aveva pulito la marmellata con la lingua, facendole rizzare il capezzolo.
“Prima, dopo, durante i pasti!”

Cristina, la migliore amica di Katia, vedendola raggiante al ritorno della vacanza le aveva chiesto: “Hai conosciuto qualcuno”
“nessuno di nuovo” le aveva risposto
“ma che dici, hai l’aria di una che ha scopato tutti i giorni”
“con piena soddisfazione” aveva aggiunto lei.
“E con chi? Gianluca?” ridendo.
“infatti.” Ridendo a sua volta ma dell’incredulità dell’altra.
“Ma è Gay!”
“No cara, ti assicuro” aveva concluso lei “Gianluca ERA Gay.”

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