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Frastuono e silenzio
Scritta da: Diego Frau (1)

aveva gli occhi scuri e un'espressione apatica e non dava peso ai suoi gesti, tantomeno a quelli degli altri. per strada le persone la osservavano perplesse, perse nella loro inquietidune sociale. nessuno osava interrompere il suo silenzio, nessuno si sentiva in grado di intromettersi tra lei e il vuoto. persino i ragazzi della sua età la evitavano, anche se tutti, chi più chi meno, più di una volta avevano sognato di trombarsela per via di quel suo viso latino e di quel culo sodo e sensuale. si chiamava cinzia ed era vergine. vergine come la madonna. vergine come una qualsiasi creatura immacolata.

cinzia non aveva amici, non ne aveva bisogno, ma aveva un gatto nero. un gatto nero come un figlio, un figlio che a volte pensava di mettere dentro un secchio con della varecchina per fargli cambiare colore. erano dei pensieri inutili che duravano pochi istanti, poggiava ancora la sua mano sull'animale e continuava ad accarezzarlo, col palmo che diventava un onda lenta.
all'improvviso un rumore metallico spezzò quell'armonia ed il gatto scappò via senza porsi troppe domande. cinzia non si preoccupò di controllare, di capire da dove provenisse quel rumore, non le importava.
si alzò dal divano, andò verso la cucina, il lavandino, e si sciaquò le mani distrattamente.
passarono alcuni attimi e per la seconda volta lo stesso rumore si fece vivo tra le mura di casa. questa volta il suo volto apparve meno sicuro. nella cucina rimbombava l'eco di passi sordi e lontani che sembravano assumere progressivamente un peso e una forza maggiore fino a scandire un ritmo preciso. i passi si fermarono come ultimo rintocco proprio davanti alla porta della cucina, socchiusa.
l'acqua continuava a scorrere dal lavandino con un impeto che rendeva la situazione ancora più tesa. dapprima cinzia pensò che la sua fosse solo una suggestione data dalla stanchezza e da quella casa vuota che tanto odiava, successivamente si accorse che dietro quella porta socchiusa un uomo respirava pesantemente, lunghi respiri quasi asmatici. decise di non far mosse impavide e tuttavia aprì violentemente il terzo cassetto e tirò fuori il primo coltello che le capitò sotto mano. poi senza guardare, con la mano libera, limitò ad un flebile scroscio il getto d'acqua e la cucina si riprese il silenzio che le apparteneva.
dietro la porta, l'uomo sembrava non avere fretta, continuava a respirare a suo modo e aspettava l'attimo giusto per entrare e capire il suo destino. sudava dentro la sua tuta blu da lavoro. sudava e aveva paura. dopo eterne esitazioni finalmente si decise e con un piccolo calcio si fece largo.
cinzia sentiva il sangue scorrerle sulla gola e scendere verso lo stomaco e i battiti del suo cuore erano lente implosioni silenziose. guardò l'uomo, lo guardò negli occhi, in quegli occhi cerulei e senza vita, senza fuga. strinse il coltello con forza, terrorizzata, e sentì la sua figa bagnarsi.
tra i due prese posto la follia e come una corrida si sfidarono in una lotta nevrotica ma la ragazza venne presto disarmata, presa per i capelli e messa a 90.
l'uomo di abbassò rapidamente la tuta e con un riflesso felino si avventò su cinzia. la tenne immobile con la sola forza di una mano, mentre con l'altra le alzava il suo caro vestito a fiori da due soldi, le strappò le mutandine nere e portò fuori l'uccello.
cinzia non si oppose, non capiva, aveva paura eppure era perdutamente eccitata dall'uomo, dal suo odore e da quella cattiveria innocente. la sua figa era zuppa di desiderio e di voglia di godere. aveva il sacro bisogno di godere. almeno una volta, la prima, l'unica.
iniziò a penetrarla dal culo con una forza feroce, senza preoccuparsi del dolore, senza dar peso alle urla che la ragazza emetteva, eccittandosi e liberandole il viso dai capelli per poterla guardare meglio, afferrandola ora per i fianchi con tutta la forza che aveva e continuando a sbatterla ed a sentire i loro corpi sudati creare un suono quasi macabro e goffo.
le urla lentamente si dissolsero in un profondo ansimare di cinzia, la sua fregna continuava a bagnarsi delicatamente e senza sosta.
l'uomo dagli occhi cerulei la voltò, le allargò le gambe con le spinta delle sue ginocchia ed iniziò a penetrarla dalla figa. l'afferrò per i polsi ed un dolore secco avvolse cinzia in uno spasmo umido.
persa totalmente nel piacere dell'essere posseduta, non finse più di opporre resistenza e si morse le labbra dal piacere quando l'uomo le leccò i capezzoli soffermandosi sull'areola rosea.
l'uomo sentiva il suo cazzo pulsare, con forza portò fuori l'uccello e le sborrò sulla pancia.
cinzia rimase distesa sul pavimento fino a quando non si rese conto che l'uomo si era rimesso velocemente la tuta ed era fuggito via. avrebbe voluto quasi ringraziarlo, ma capì presto che non l'avrebbe visto mai più.
si toccò, per sentire ancora il suo liquido caldo muoversi col suo piacere, con due dita. le stesse che mezzora prima avevano lasciato i segni irregolari delle unghie sul pavimento.


non era più immacolata, ne santa. ora era una creatura comune, che mirava, come tutti, a quel piacere che tanto l'aveva devastata. frastuono e silenzio dentro le membra.



passarono alcuni mesi e cinzia non riuscì a cancellare dalla sua mente il viso di quell'uomo. fu presa da una strana risata nervosa, quando mentre attraversava con la sua macchina un incrocio poco lontano da casa sua lo rivide. l'uomo osservava cinzia senza distogliere lo sguardo dai suoi occhi grandi e neri.
la ragazza suonò due volte il clacson come per richiamarlo e l'uomo s'avvicinò. entrò dentro l'auto e richiuse con delicatezza la portiera. una delicatezza che stonava e che cinzia non volle considerare, infatti non perse tempo, slacciò i jeans del suo ospite ed iniziò a succhiarglielo come aveva desiderato fare in tutti quei mesi.
i due non si conoscevano, ne si sarebbero mai conosciuti. nessuno sapeva il nome di nessuno eppure la loro era un'attrazione fondamentalmente animale. cinzia lo sapeva bene. sapeva bene che la sua voglia era naturale. sapeva bene che succhiarglielo poteva significare tante cose.
per cinzia non si trattava solo di una pompa in nome dell'umanità.

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