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Febbre di notte
Scritta da: Ziopoz (3)

Da quando ho avuto la fortuna di trasferirmi al centro di Napoli per motivi di studio, è sembrato che il destino si sia preso gioco di me facendomi ammalare, i miei coinquilini sono spesso assenti e non mi piace rimanere solo in queste condizioni, oltretutto in questi giorni ancora non sono arrivati per disfare le valige. In cerca di compagnia, inizio a frequentare qualche sito e trovo ciò che cerco: questa fantastica ragazza di 18 anni che non abitava lontano da me. Iniziamo a chattare e presi dal momento decido di invitarla da me, senza pensarci su. Solo col senno di poi mi sono reso conto che mi sono preso un bel rischio, ma a volte nella vita bisogna correrli. Si presenta da me e iniziamo a chiacchierare del più e del meno: nonostante i gusti diversi andavamo molto d’accordo. Ad un certo punto non ricordo bene cosa ci siamo detti ma iniziavamo a non capirci, lei pensava che giudicassi il suo modo di vivere ma più provavo a spiegarle il contrario, più credeva che fossero solo scuse. Iniziai a sentire che la febbre stava salendo. Un espressione dolorante caratterizzava il mio volto. Provai quindi a congedarmi, dicendole che volevo andare a letto. Si scusò per essere stata scontrosa e io mi scusai perché iniziavo a non essere lucido e non volevo avessi detto qualche cazzata. Mi disse che le dispiaceva salutarci a questo punto e a quel punto le chiesi di farmi compagnia per la notte: non seppe dirmi di no, non con quel tono gentile con cui glie l’ho proposto. Andai a sdraiarmi sul letto, sotto le coperte, togliendomi tutto se non le mutande per il caldo. Lei gentilissima preparò qualcosa di caldo, prese il termometro e mi fece misurare la temperatura corporea. La mia fronte continuava a scottare; se ne accorse accogliendola nel suo palmo, nonostante l’impacco di ghiaccio. Le porsi le mie mani per farle sentire quanto invece erano fredde. Le afferrò dolcemente. Ci guardammo negli occhi e ci perdemmo…
I rintocchi della mezzanotte ci riportarono alla realtà, controllammo il termometro e vedemmo che il contatore è arrivato a 37,7°C, stava scendendo rispetto i 38°C misurati prima. Le dissi che iniziavo a sentirmi meglio e che la cura stava facendo effetto. Mi chiese “Parli di me?”. Annuii guardandola ancora nella sua immensa bellezza. Disse anche “Se non ti rimetti in sesto resto con te stanotte”. In quel momento avrei tanto voluto che ci fosse ogni volta che versavo in quelle condizioni. La sua gentilezza mi commosse. Mi sorrise. Le chiesi di restare insieme a me. Le feci indossare una maglia visto che non aveva nulla da mettersi per dormire, le indicai una delle mie preferite. Purtroppo andò a cambiarsi nell’altra stanza, ma quando tornò iniziai a pensare che stesse meglio a lei che a me. Le porsi un cuscino e si sedette vicino a me, adagiandosi sul letto. Mi disse che conosceva una medicina più efficace. Accettai solo se sarebbe stata lei a somministrarmela, lei l’infermiera ed io il paziente. Ci guardammo fissi negli occhi. Mi mise una mano sui boxer e io potei guardarla soltanto più intensamente. La infilò sotto e chiusi gli occhi per istinto. Li riaprii una volta che lo accompagnò fuori. Tirò fuori anche la punta. Già godevo.
-“Se faccio qualcosa che non ti va, dimmelo...”
-”Continua pure, sei molto brava”.
-”Allora rilassati...”.
Lasciai la presa e il controllo dei miei muscoli, appoggiando la testa sul cuscino. Iniziò ad andare su e giù con la mano. I miei occhi si contorcevano verso l’altro per l’eccitazione
-”Sento che ti piace.”
-”Senti bene...”.
-”La punta è gonfia.”
-”Sta pulsando per merito tuo”.
Continuò nel suo movimento e io mi sentivo sempre più leggero… Mi chiese se volessi venire. Le dissi che per me avrei potuto continuare tutta la notte tanto mi faceva stare bene. Andammo avanti ancora un po.
-”Vieni pure...”.
L’ho guardata fissa negli occhi. Entrambi stavamo godendo.
-”Vai decisa che ormai ci siamo quasi. Sei pronta?”.
-”Si”.
Venni, schizzando dappertutto. Non avevo le forze per pulire ma lei, disponibile come sempre, mi calmò dicendo “Lascia fare a me”. Si sporcò anche la maglia che indossava. Sapendo quanto ci tenevo raccolse tutto con le dita e se le mise in bocca.
-”E’ tardi ora, devi riposarti adesso”.
-”Io vorrei ma lui non vuole...”.
-”Devo dormire. Domani se hai ancora la febbre… conosco tanti altri rimedi”.
Mi arresi all’idea di dovermi riposare ma poiché c’era qualcosa che non stava quieto nelle parti basse, lo feci accogliere nell’interno coscia della mia compagna, assicurandomi che per lei non fosse un problema. L’avvisai che mentre dormo tendo a muovermi… “Cerca di riprenderti che altrimenti dovremmo usare rimedi più drastici”. Mi sorrise e mi diede un bacio sulla fronte. Dormimmo amorevolmente a cucchiaio. Ciò che “viene” dopo è un’altra storia...

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