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Da migliore amica a....
By Morpheus


Cristian e Flavia erano cresciuti insieme.
Avevano frequentato le stesse scuole, le stesse compagnie.
Si erano tenuti per mano, impauriti, la prima volta che avevano avuto il permesso di andare al cinema da soli, a vedere un horror.
Avevano attraversato insieme le difficili fasi dell'adolescenza di due giovani vite simili e opposte allo stesso tempo.
Cristian era innamorato di Flavia. da sempre. un sentimento che era cresciuto con lui, parte di lui, incontrollabile, possente. L'aveva amata quando era una ragazzina troppo alta, dinoccolata e goffa per la sua età, e non poteva certo impedirsi di farlo ora che era una splendida giovane donna, alta, formosa, seducente e disinibita.
Flavia non vedeva Cristian sotto quell'aspetto. era cieca alle sue attenzioni, alle sue gentilezze, al fatto che fosse un ragazzo forte intelligente e decisamente fico.
A livello inconscio era gelosa e possessiva di lui. Ogni volta, e capitava spesso, che una ragazza si interessava a Cristian, lei piombava come un falco nella sua vita, rivendicando il ruolo di migliore amica, seducendolo, ammaliandolo, facendo incazzare la ragazza di turno fino a spingerla ad un ultimatum. O me o lei.
Cristian sceglieva Flavia. tutte le volte. era successo decine di volte con storielle da nulla ma anche quattro amori seri erano stati distrutti così. l'ultimo da pochi giorni.
Flavia era una ragazza di umili natali. la sua famiglia la manteneva agli studi ma non poteva garantirle altre entrate, lavorava in un fast food per raccimolare qualche soldo tutto suo.
Cristian era ricco. spudoratamente ricco. le sole proprietà immobiliari, sue al 100%, lascito dei nonni paterni, gli fruttavano 12.000 euro al mese che gestiti dagli efficienti broker di famiglia arrivavano, alcune volte, ad essere 125.000.
Abitava da solo in una depandace della villa di famiglia, un posto che era esattamente quattro volte la casa in cui viveva tutta la famiglia di Flavia. Fumava tonnellate di Marjuana per lenire la parte merdosa della sua vita, il rapporto con le donne e con Flavia.
Flavia era nella merda.
Aveva progettato una vacanza con la sua fiamma del momento, Patrick, un tizio intelligente come un comodino ma fico come Brad Pitt, che scopava come un coniglio (ne senso di velocità non di frequenza) ma che la portava in posti cool e la faceva ben figurare con le amiche.
800 euro, comunque, erano una spesa assurda per le sue tasche. Li aveva sottratti dal fondo natalizio segreto di suo padre, sicura di ripristinare la somma con la tredicesima. La sua tredicesima però era stata di appena 400 euro, per via di un fottuto conguaglio.
Aveva chiesto soldi a tutte le amiche, ai colleghi, ma non c'era stato niente da fare. Alla fine le mancavano 200 euro. suo padre l'avrebbe scuoiata viva, non tanto per la somma, ma per il gesto di toccare il suo fondo segreto. aveva urgente bisogno di quattro pezzi da 50 euro, e c'era un solo ragazzo al mondo che poteva salvarla, ancora una volta.
Non voleva andare da lui, la rottura con quella troietta di Maunela era ancora troppo recente perché la accogliesse a braccia aperte, ma non aveva scelta.
Cristian era seduto sul grande divano ad angolo, fissava il riflesso delle fiamme che ardevano pigre nel caminetto a gas sullo schermo spento del suo televisore al plasma 52 pollici. Lasciava che il Delta-9-tetraidrocannabinolo accarezzasse dolcemente le sue terminazioni nervose, avvolgendole di una patina di sedazione paradisiaca.
Dentro sentiva una rabbia folle bruciare la ragione, tenuta a bada a fatica dalla droga. era nudo dalla cintola in su, i suoi dred scendevano sul petto e gli facevano il solletico,
come la lingua di Manuela, che adorava percorrere il suo corpo, solleticandolo dolcemente.
Con uno scatto della testa aveva allontanato i pensieri dolorosi e si era reso conto che qualcuno bussava alla porta.
-Ciao Crì, come stai?- Aveva detto Flavia, infilandosi sotto il suo braccio teso quando le aveva aperto.
Come sto? Come cazzo vuoi che stia? –Bene… più o meno- Aveva risposto.
Cristian aveva ascoltato il racconto di Flavia, la sua richiesta, fissando le sue cosce che spuntavano dalla mini e il suo seno che premeva la scollatura, guardando i suoi occhi truccati e le sue labbra piene.
La droga non era più stata sufficiente.
Si era alzato.
-Certo che hai proprio una bella faccia tosta a venire qui, vestita da Troia, a chiedere a me dei soldi per poter partire con quella testa di cazzo senza che tuo padre scopra che hai toccato i suoi soldi.-
Flavia era rimasta paralizzata. Aveva sempre atteso che lui superasse il dolore prima di tornare da lui, non aveva mai affrontato la sua rabbia e in più era fatto.
-Anch’io dovevo partire per capodanno, lo sai no? Stronza!- Aveva continuato lui, torcendosi le mani, camminando convulsamente e fermandosi a fissarla ad ogni esclamazione.
-Anch’io dovevo spassarmela ma tu no! Tu dovevi prima mandare via Manuela dalla mia vita, poi potevi partire e farti scopare per una settimana da quel coglione! NO! Resti qui anche tu!-
-Cristian, ti prego, non è per partire, è per i soldi di Papà-
Cristian fissava le sue cosce. Muto. Lei non si muoveva in attesa.
-E sia.- Aveva detto lui, strappandole un sospiro di sollievo. –Ma questa volta dovrai guadagnarteli.-
-C…cosa?- Aveva detto Flavia.
-Eccoli, 200 euro, li metto qui nel cofanetto sopra il camino, 4 pezzi da 50. Ma se li vuoi io e te dobbiamo prima scopare. E non una scopata normale. Ti voglio a mia disposizione tutto il pomeriggio. Non fare quella faccia, hai già fatto la puttana. Ti ho vista fare pompini a Rocco, perché ti portava fuori a cena, ti ho vista scopare con Gaetano perché ti portasse al concerto dei Metallica. Hai dato il culo quindici giorni a Salvatore per quella vacanza a Sharm. Io c’ero. Mi ricordo che non riuscivi a sederti.-
Flavia era confusa e stordita. Sapeva che ogni parola era vera, ma nessuno aveva mai reso così bene quel concetto.
Poi c’era un'altra cosa, quelle parole così dirette, così vere gli avevano fatto vedere per la prima volta Cristian sotto una luce diversa.
Di fronte a lei un ventiquattrenne bellissimo, ricco e innamorato di lei era arrivato ad un simile gesto estremo pur di averla. Si era sentita bagnare come mai prima, senza nemmeno essere toccata era già prossima all’orgasmo. Ora lo vedeva eccome. Ora lo voleva eccome.
-Accetto.- Aveva detto e in un secondo era in ginocchio di fronte a lui, ad armeggiare con i suoi jeans.
Quando aveva avuto il suo cazzo tra le mani, la luce sotto cui vedeva Cristian era cambiata ancora, possibile che tutto quello che cercava in un uomo era sempre stato lì, a un centimetro dalle sue dita e lei non lo aveva visto.
Era grosso, ma ancora molle, l’eccitazione di lui era annullata dall’effetto della Maria. Ci avrebbe pensato la sua bocca a riportare la situazione alla normalità.
Quando le labbra di Flavia si erano appoggiate alla cappella, Cristian aveva chiuso gli occhi. Tutti i suoi sogni, tutte le fantasie si realizzavano grazie al primo scatto d’ira che aveva avuto nei suoi confronti. Flavia gli succhiava il cazzo come solo una donna innamorata può fare, aveva provato i frettolosi pompini di una che vuole solo scopare e il suo non era così. Cristian sorrideva dell’assurdità del modo in cui l’aveva fatta sua.
Non aveva mai succhiato un cazzo così bello, non era mai stato così bello succhiare un cazzo.
Mentre lo faceva entrare tra le sue labbra, mentre ci giocava con la lingua, Flavia pensava che avrebbe subito mollato il tizio, come si chiamava, il comodino fico. Pensava alla disdetta del viaggio, della penale che avrebbe pagato ma anche dei soldi che sarebbero rientrati.
Voleva dirglielo, voleva dire a Cristian che sarebbe stata sua non più per soldi ma perché lo voleva ma l’idea di concedersi come una puttana la intrigava e aveva deciso di continuare il gioco.
Lo aveva lasciato venire dentro la sua bocca, succhiando e ingoiando avida il più buon seme che avesse mai avuto tra le labbra. Ci aveva lavorato un po’, abile nell’arte di far rimanere i ragazzi in trio e, quando era stata sicura che non si sarebbe rilassato, si era messa in piedi e si era tolta le mutandine.
Si era aspettata un bacio, ma Cristian le aveva solo messo le mani sulle spalle, l’aveva girata e spinta carponi sul divano.
L’aveva presa per i fianchi ed era affondato in lei, strappandole gemiti di piacere.
Era dentro, finalmente. Il primo orgasmo esploso nella sua bocca, la droga, la rabbia gli davano una furia ed una resistenza inaudita, si sentiva pronto alla più grande scopata della sua vita.
Aveva preso a pomparla con forza, facendola mugolare di piacere, aveva portato una mano sotto la sua pancia per stimolarle il clitoride, trovandola fradicia e turgida.
Ad ogni affondo i suoi umori fuoriuscivano copiosi e le sue urla riempivano la stanza.
Cristian raccoglieva i suoi succhi e li portava al culetto di ei, ultima meta e traguardo da conquistare.
Di colpo, ad un certo punto della scopata lui gliel’aveva tolto dalla fica e spinto nel culo senza cambiare ritmo e potenza delle pompate.
Flavia aveva sopportato il bruciore iniziale ed era esplosa in un lungo –SI- di approvazione.
Cristian aveva alternato le penetrazioni davanti e dietro, facendola godere ancora e ancora.
Finché non era venuto dentro di lei, nella figa, inconsapevole e incurante delle precauzioni che eventualmente adottava lei.
Si era buttato sul divano e lei gli si era accoccolata addosso.
-Da quanto tempo?- gli aveva chiesto.
A quella domanda Cristian aveva realizzato. La droga era fluita via col suo sudore ed ora era lucido e la vedeva.
-Come se non lo sapessi.- le aveva risposto.
-Crì, mi dispiace. Io non..- aveva cominciato lei, interrompendosi quando lui l'aveva scostata, si era alzato, aveva preso il cofanetto dal camino e l’aveva gettato ai suoi piedi.
-Ecco qua, 200 euro. Te li sei proprio guadagnati. Ora vattene affanculo, ovunque devi andare col tuo amico testa di cazzo.-
-Crì, no!- Aveva strillato lei, raggiungendolo. –Io non avevo mai capito…- Ma era stata interrotta di nuovo
-Nemmeno io avevo mai capito Flavia, ma ora ti vedo per come sei. Tu sei fidanzata e sei venuta qui a farti sbattere per 200 euro. E ora cosa avresti capito? Di amarmi per caso? Eppure mi conosci. Le puttane mi fanno schifo. Ma tu sei stata sfiziosa, torna ogni tanto, i soldi lo sai che non mi mancano, ora prendi la tua roba e sparisci.-
Flavia lo aveva visto sparire verso il bagno, certa che prima o poi lui l’avrebbe perdonata. Certa che tutto sarebbe tornato a posto, certa che il suo viaggio era annullato e che il ragazzo comodino sarebbe sparito. Certa che se Cristian avesse voluto così, lei sarebbe diventata la sua puttana privata.

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