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| Come mi piace vincere! |
Scritta da: karatsu (2)
A: Allora quando passo a riscuotere
M: ....
A: ehi! i patti si rispettano
M: guarda... venerdì per te va bene?
A: è perfetto
Era proprio un patto, o meglio una scommessa, una scommessa che avevo vinto.
<< A: tu cosa vuoi se vinci?
M: mmm... facciamo che mi offri il caffè per una settimana!
A: ma no! Così è troppo soft facciamo una scommessa più pesante
M: ok... allora se vinco io tu vieni a scuola vestito da donna, con i miei vestiti, e chiaramente in gonna!
A: va bene! Accetto! Però se vinco io tu sei mia per una notte
M: come?
A: sì sei mia per una notte... cosa c'è hai paura di perdere? Oppure ti è venuta VOGLIA di perdere?
M: sono così sicura di vincere che accetto, mi farà piacere vedere un porco come te in abiti da donna, d'ora in poi tutti penseranno che sei un frocio! Ihihi >>
M. è una ragazza come dire “aperta”, per non dire un po' zoccola: molto intelligente, di idee abbastanza ferme e interessanti, le piace godere del suo corpo e sperimentare nuove esperienze, si è fatta un sacco di ragazzi e una volta ha confidato di aver avuto anche qualche rapporto lesbo. Secondo me qualche pensierino su di me lo aveva già fatto.
Lo avesse fatto o meno oramai avevo vinto, era mia. Non ha nemmeno fatto troppe storie quando le ho ricordato l'onere della scommessa, non si è scomposta né è arrossita, ho un appuntamento a casa sua venerdì pomeriggio.
Quando viene il momento, scatola di preservativi nella tasca, una rosa nella mano e cazzo sull'attenti suono al suo campanello, mi apre ed entro finalmente in casa sua.
C'è sua madre. Sul momento ci rimango abbastanza di stucco, poi lei mi fa un sorriso e dice: “tranquillo noi andiamo due giorni in montagna stasera ci sarà solo M. in casa”
si vede che è ormai abituata al fatto che dei ragazzi vengano a tro...vare sua figlia.
Finalmente spunta M., vede la mia rosa
“grazie! Che carino!” si alza sulle punte dei piedi (io sono 1,98 lei sarà sul 1,70) e mi bacia sulla guancia, poi torna giù, ma continua a guardarmi negli occhi. I miei occhi verdi persi nei suoi occhi marroni. Stavolta sono io che mi chino, inclino leggermente la testa, vedo le sue labbra aprirsi leggermente, e così anche le mie: colgo l'attimo. Mentre la bacio accarezzando la sua lingua con la mia, la stringo tra le braccia, con la mano sinistra le accarezzo i capelli neri dietro la nuca, lisci, morbidi, profumati. Le labbra si separano, io alzo la testa, lei appoggia il suo viso sul mio petto e lancia un'occhiata sorridente a sua madre.
“ok!ok! Vi lascio soli!”
A: “grazie!”
M: “dai andiamo in camera”
mi prende per mano e mi porta nella sua camera larga, tappezzata di poster, disegni, post-it e quant'altro con un letto matrimoniale al centro. Ci sono molti vestiti sparsi, un po' sulle sedie e un po' sul pavimento, infatti mi inciampo su un reggiseno.
Ora vorrei spendere due parole parlando di M.: lei non è nel complesso una ragazza bellissima; lunghi capelli neri lisci, un viso pieno non affascinante ma gradevole, benché leggermente butterato, un fisico interessante, non grassa ma nemmeno magrissima, formosa, dotata di un culo tondo che ti viene voglia di sculacciare e due tette incredibili, grandi, sode. Durante le ore di educazione fisica tutti la guardavamo per vedere quell'effetto Baywatch quando correva. Insomma era una ragazza che per fisico e per modo di porsi alle persone ispirava sesso.
M: (con un sorriso malizioso) “allora, abbiamo detto che sono tua per una notte... sono le 9... è già notte?”
A: “sì possiamo cominciare”
M. mi sorride poi fa per tirarsi su la maglietta.
A.: “ehi che fai!”
M: “mi spoglio! Che domande?”
A: “no non ci siamo capiti... tu sei mia! devi fare quello che ti dico io!”
M: “e allora dimmi cosa devo fare!”
A: “sdraiati sul letto”
Esegue, le apro le gambe e mi sdraio sopra di lei. Ci baciamo, stavolta con le mani le accarezzo il culo, le stringo, piano, un seno. Lei invece ne approfitta per toccare il mio di culo, poi anche il membro in forte erezione. Passo dalle labbra al collo, al seno da sopra la maglietta, mentre con le mani inizio a sollevargliela, lei alza le braccia e in un attimo ecco che rimane solo con il reggiseno, nero di pizzo. Continuo a baciarle il seno, poi la pancia, mentre con la mani le sfilo la gonna, lei piega le gambe per agevolarmi, io una volta tolta del tutto ne approfitto per aprirle le gambe e iniziare a stuzzicarle la figa nascosta dietro un perizoma dello spessore di uno spaghetto.
Prima sfrego la mano sopra le grandi labbra, e mentre faccio questo la invito a togliersi il reggiseno.
Poi quando lei ha eseguito, per ricompensarla, le sfilo il perizoma, le apro le grandi labbra con la mano sinistra e inizio una leccata che lei sembra gradire molto: prima baci sulle grandi labbra, poi con la lingua dall'ano fino al clitoride come se fosse un gelato, quindi la afferro per le chiappe, avvicino il suo bacino alla mia bocca e inizio a leccare senza un modo specifico, a caso, solo con tutta l'irruenza di cui sono capace; lei che fino a quel momento si era limitata a mugolare si lascia andare in un “ah sì!”.
E' venuto il momento; un saggio una volta ha detto che una bella leccata, possibilmente con orgasmo multiplo, è la cosa migliore che si possa fare ad una donna, e io mi sono sempre impegnato per fare questo genere di regali: appoggio le labbra sul clitoride e inizio a succhiare, non dimenticando però di titillarlo un po' con la lingua a scalpello, oppure di accarezzarlo leccandolo intorno, ogni tanto uso le labbra per dargli un morbido morso, nel frattempo con due dita, l'indice e il medio la penetro prestando particolare attenzione alla parte superiore della vagina, oppure ne uso tre aggiungendo anche l'anulare e mi diverto a muoverle un po' dentro.
Lei gode, a momenti urla, sembra gradire particolarmente la lingua a scalpello e la penetrazione con due dita. Non so quanto è durato, ero troppo impegnato a godermi il nettare della sua intimità, quel profumo che, una volta fattaci l'abitudine, inebria, il suo calore o come si muoveva, stringendo le gambe per il piacere, offrendomi o ritirando il bacino, solo una cosa a catturato la mia attenzione: quando con un dito ho preso ad accarezzarle l'ano lei ha iniziato a bagnarsi di più e non mi ha fermato; molto interessante. So solo che lei ha iniziato a lanciare una serie di urli del tipo “aaaaaah!!!!! sììììì!!!!” segno che il mio regalo era stato fatto bene, anche perché, come ulteriore conferma potevo sentire le contrazioni, i movimenti del clitoride prima, della figa poi.
Mi alzo lasciandola sdraiata sul letto con gli occhi chiusi e i piedi arricciati, con le mani sul sesso. Mi spoglio e lascio così che si riprenda. Mi tolgo solo la maglia, che miracolosamente sono riuscito a non bagnare, e le scarpe. I pantaloni mi servono perché lei possa prendere da sola il mio cazzo.
Lei sembra aver capito le mie intenzioni: è inginocchiata sul letto. Mi avvicino e le ordino di prenderlo in mano.
Lei slaccia la cintura, poi il bottone dei jeans quindi abbassa insieme boxer e calzoni e voilà 18 cm di cazzo tutti per lei. Lei parte facendomi una sega con la mano destra mentre con la sinistra gioca con le palle. Dopo poco le ordino di prenderlo in bocca. Lei lo afferra alla base dell'asta, lecca la cappella quindi lo fa sparire tra le sue labbra. Inizia a farmi un pompino epocale, mai mi avevano fatto qualcosa di così bello: Fa dei giochetti strani con la lingua per stuzzicarlo quando è poco dentro la bocca, poi va avanti con la testa facendoselo arrivare fino in gola, ogni tanto sento anche i conatini di vomito che le vengono quando esagera. Io chiudo gli occhi: voglio godermi ogni istante. Dopo una decina di minuti sento che sto per venire e non resisto, le chiedo di farmi quello che tutti avremmo sempre voluto da lei: una spagnola. Lei mi fa un sorriso, poi mi avvolge il cazzo fra le tette cingendole con le braccia per stringere di più; a quel punto sono io che con dei colpi di bacino faccio avanti e indietro tra quelle tette meravigliose. Le dico “sto per venire”, lei allora smette di guardarmi negli occhi e rivolge il viso verso il basso. In poco tempo lo sperma le ricopre viso e seni. Io continuo a darci ancora per un po' finché non perdo vigore. A quel punto lei, che con fare da vera zoccola si era leccata lentamente le labbra per assaporare un po' di sperma, si toglie da quella posizione e inizia a pulirsi con qualche salvietta che aveva lì.
Intanto che lei si pulisce io le guardo il culo e questa visione mi aiuta a recuperare l'erezione perduta e non solo....
Ora, perché si capisca è necessario che spieghi come eravamo messi: le salviette erano sul lato sinistro del letto, noi eravamo sul lato destro, io in piedi lei inginocchiata verso di me. Per prendere le salviette si era voltata, offrendomi il culo, ed era rimasta in quella posizione per pulirsi. Per me è stato un invito a nozze, non appena ripresomi, prendo dai pantaloni un preservativo, lo infilo e le appoggio le mani sui fianchi, lei sussulta poi si tranquillizza e mi dice: “dai! avanti sbattimi!” le rispondo “con piacere” e delicatamente lo inserisco nella figa. Lei questa volta non mugola ma manda degli urletti costanti, cadenzati dai miei colpi. Un po' la tengo stretta per i fianchi per dare più forza alla penetrazione, un po' le stringo le tette. La posizione mi ispira, e spingo sempre più forte, poi però lei mi chiede di cambiare. A. “vuoi stare sopra tu?” M. “sì, ti faccio vedere come cavalco”
Mi sdraio sul letto e ora lei danza su di me, ballano i suoi seni, per mia grande gioia, e io la accompagno muovendomi verso l'alto. Lei per eccitarmi mentre salta su e giù si accarezza un seno, e si mette le dita in bocca per poi passarsele sul clitoride. Viene prima lei urlando, e rallenta il ritmo, tocca quindi a me riprendere a sbatterla e con colpi sempre più veloci e potenti mi porto all'orgasmo.
A quel punto faccio per togliermi il preservativo, ma lei mi blocca, mi guarda e fa: “ho sete” lo sfila e ne beve il contento.
Da un lato devo ammettere che la cosa mi ha fatto un po' schifo, dall'altro sapere che una tale vacca avrebbe passato l'intera notte con me mi eccitava tantissimo.
Anche perché era giunto il momento cruciale. Con un po' di imbarazzo le faccio “ti va...” e muovo leggermente la testa. Lei mi guarda perplessa, io non so come dirlo, poi però penso “echeccazzo ha perso una scommessa e finora ha goduto e basta, se non vuole cazzi suoi” e mi viene fuori un po' male: “mi dai anche il culo?”
Lei mi guarda l'uccello. In effetti fino ad adesso ho detto solo che ce l'ho di 18 cm, che la stessa M. ha definito “Il minimo sindacale” mettendomi anche in notevole imbarazzo, però quello che perdo in lunghezza lo recupero in larghezza.
Per rompere gli indugi le dico: “abbiamo detto che sei MIA per tutta la notte quindi devi fare quello che voglio, e poi non dirmi che lì sei vergine...”
M: “no no! È solo che non c'è vaselina”
(che è una grandissima cagata, io mi ero già messo un altro preservativo e la vaselina i questo caso è meglio evitarla, quindi in poche parole o non lo voleva fare o voleva farsi leccare)
A: “beh e allora? Ci penso io! Girati”
inizio a leccarla si nuovo, stuzzicandole la figa con le dita e l'ano con la lingua, per mischiare alla mia saliva i suoi umori. Dopo di che inizio a stimolarle l'ano con un dito e a penetrarla.
Quando mi sembra abbastanza dilatato, le appoggio la cappella, protetta dal preservativo, sul buco posteriore. Lei mi fa: “lo voglio tutto in un colpo!” e poi inizia a mordere il cuscino.
Va bene, con una forte pressione glielo infilo dentro tutto, sento i suoi urli soffocati, ma continuo a pompare, la stimolo anche un po' davanti per mischiare il dolore al piacere e continuo.
Dopo un po' lei smette di mordere il cuscino e inizia ad incitarmi dicendo di spingere più forte e più forte. Dopo poco, (che culo stretto!) vengo con una soddisfazione immensa.
Questa volta non mi chiede il preservativo, che finisce nell'immondizia.
Quella notte finimmo la scatola, e in generale ci facemmo ancora parecchie scopate, anche perché questa storia delle scommesse le piacque tanto che da allora scommettevamo spesso, e il vincitore sarebbe stato il dominatore della serata.
In pratica ho realizzato il sogno proibito, non più di tanto a quanto pare, di molti scopandomi selvaggiamente M.
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