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COME NASCE UN AMORE
Con mia moglie abbiamo sempre avuto un rapporto per così dire molto... aperto. Quando lei ancora lavorava facendo dei turni di notte (in ospedale, come infermiera), e io sapevo che durante quelle ore avrebbe sicuramente avuto delle "distrazioni" che le piacevano tanto, capitava che andavo a cercarmele anch'io. Poi, al giorno dopo, ci raccontavamo come era andata. Così a cominciare dai primi mesi dopo il matrimonio, quando per una messa frase accennata mentre eravamo a letto, scoprii che mi piaceva che lei andasse con gli altri.
In precedenza c'era stato un episodio un po' burrascoso, in cui lei mi confessò che aveva fatto l'amore con il cognato, marito di sua sorella, e la cosa mi aveva fatto scoppiare di gelosia. Poi quella sera, a letto, partendo da un semplice riferimento a un medico che le faceva la corte, finì che mi eccitai, e cominciai a chiedere, sino a che lei mi disse che il giorno prima quel medico l'aveva portata in un appartamentino e avevano fatto sesso.
Io godetti mentre lei parlava, rispondendo alle mie domande sempre più particolareggiate.
"Ti è piaciuto?"
«Sì»
"Cosa ti ha fatto?
«È venuto subito, appena entrato. Abbiamo un po' riso ppoi l'abbiamo fatto bene, È bravo, mi ha fatto venire tanto, due volte di seguito...».
Da quella volta è cominciato il nostro menage. Con lei che non si poneva limiti e io che mi beavo di sentire quelle storie mentre la penetravo fino a esploderle nella pancia.

Tra le storie che mi piuacevano di più c'erano i suoi incontri con il cognato. Non he il rapporto sessuale fosse continuato dalla prima volta – di sera, d'estate, sulla spiaggia, dopo aver fatto il bagno nudi – ma era capitato che una sera he lei aveva accompagnato il nostro piccolo dai nonni (io lavoravo fuori e dovendo andare a lavorare la mattina dopo, lei portava il piccolo a dormire dai nonni) incontrò il cognato.
Bruna mi raccontò che lui dopo un po' se ne andò, ma quando poi anche lei se ne andò a casa successe che se lo ritrovò per strada, evidentemente ad aspettarla.
«Non avevamo un discorso aperto noi due?» fu la domanda che le pose.
Era passato parecchio tempo dalla loro prima volta, e nel frattempo – come detto – il nostro rapporto si era assestato su una bella libertà, anche supportata dal fatto che io appunto ero via tutta la settimana.
Insomma, lei sorrise e si portò a casa il cognatone, come prendemmo a chiamarlo quando se ne parlava, per via dei suoi muscoli, indubbiamente invoglianti per una donna, a maggior ragione se una donna piuttosto troia come mia moglie.
Mi disse che quella sera rimasero assieme un paio d'ore con piena soddisfazione per entrambi, e da quella sera continuarono a vedersi, senza regolarità, ma anche senza mai lunghe interruzioni.
Nei racconti che mi faceva, o meglio, che mi facevo fare, mi disse che lui le chiedeva sempre di girarsi, di lasciarsi sodomizzare, ma che lei non voleva perché aveva paura. D'altra parte non l'aveva mai fatto neanche con me.
Poi una sera mentre facevamo l'amore, si sottrasse dall'abbraccio e trafficò senza che io comprendessi che cosa faceva. Sentii solo che aveva parto un cassetto, quello del comodino da notte, e dopo un po' mi venne sopra. Avvertii qualcosa di strano, di freddo e umido, proprio sulla parte di lei che si stava appoggiando sul mio cazzo. Subito non capii, poi compresi, con enorme eccitazione. Con calma e delicatezze – «stai fermo, faccio io» furono le sue sole parole – si fece penetrare nel culo.
Avevamo una fioca luce notturna accesa e vidi il suo sguardo traasfigurarsi, fino all'orgasmo che la fece urlare più del solito, molto più del solito.
«Ti è piaciuto? le chiesi
«Sì. Tanto»
–Ti sei decisa, finalmente. Scommetto che l'hai fatto per lui, il cognatone...
«Come fai a saperlo? Mi ha detto che se non glielo do, non mi scopa più... allora...» furono le sue parole mentre si alzava per andare a sciacquarsi.
Da allora lo facemmo con regolarità, e lei dopo qualche tempo, alla mia domanda su chi avesse avuto il piacere di prenderla dietro, mi aveva risposto molto tranquillamente: «gli ultimi, tutti».

In quel periodo era letteralmentre divorata dal sesso. LO ammetteva anche lei. Una volta, appena ritornato da Milano, dove lavoravo, la presi ancora mezzi vestiti, e le chiesi se aveva già scopata quel giorno e mi rispose di sì, facendo un gesto con la mano come dire "altro che..."
–Perché, cosa hai fatto?
Subito non rispose.
–Dai...raccontami. Lo hai fatto più di una volta?
«Sì. Con quattro, due stamattina e due oggi pomeriggio. Poi sussurrando: «mi hanno pagato». A forza di ercare il modo di incontrare maschi che la prendessero sempre più energicamente dandole emozioni sempre più forti era finita a rispondere alle inserzioni, e a prostituirsi. Più per godere di quella condizione che per altro.
Tanto che un giorno dovetti consolarla.
«Sono troppo puttana», mi aveva detto.
E io a tranquillizzarla.
–Stai tranquilla. A te piace, a loro piace, e a me piace. Va tutto bene, no?

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