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Angela
Lei, era la tipica bellezza svedese: tutti i canoni della bellezza erano coerenti con il suo corpo.
Era in vacanza per una settimana e aveva una gran voglia di divertirsi.
Molto più spigliata e disinibita delle donne italiane, non si fece problemi a lasciarsi andare una volta che aveva deciso che io le andavo bene.
Ci incontrammo una sera in discoteca: era impossibile non notarla; aveva un vestito nero che faceva da contro altare ai suoi capelli biondi, sinuosamente lunghi sulle spalle.
Un piccolo seno, senza niente a difenderlo, spiccava da sotto il vestito, stomaco piatto e anche leggermente larghe, ma l´ insieme era veramente erotico e, mentre ballava con una sua amica, si potevano ammirare le forme del sedere muoversi con desiderio, per i miei occhi.
Il sorriso splendeva dando risalto ai suoi occhi azzurri.
Mi presentai apostrofandola con alcune battute scherzose in inglese che lei apprezzò particolarmente; rotto il ghiaccio ed entrato nelle sue simpatie, il resto venne da solo: ricordo che, dopo qualche ballo e un paio di bicchieri di gin tonic, le nostre lingue erano già passionalmente intrecciate.
Sapevo per esperienza che a quel punto la strada era aperta.
Erano gli anni ottanta e le discoteche erano ancora un rimorchio sicuro a Rimini, soprattutto avevano degli spazi semi oscurati che davano la possibilità di continuare a giocare eroticamente con il partner; presi Angela, ballando la portai su un divanetto e, lì, le feci sentire la mia eccitazione che spingeva decisa sotto la patta dei calzoni.
Il tempo di sederci, poi, le sue mani cominciarono a cercare il mio sesso.
Sapevo che non potevo andare troppo oltre in quel locale: conoscevo il proprietario e, pur avendo certe agevolazioni, lui non voleva rischiare la chiusura per qualche rapporto fuggevole tra quelle mura musicali, paradiso per i vitelloni romagnoli.
Angela aveva già liberato l´ oggetto dei suoi desideri, io, di ricambio, stuzzicavo i suoi capezzoli duri.
Decisi che era ora di portarla al mio talamo nascosto sulle colline per dare libertà alle nostre pulsioni più nascoste.
Angela aveva gli occhi pieni di desiderio, quello che aveva preso in mano per pochi secondi l´ aveva soddisfatta e probabilmente pregustava il suo piacere mentre con la mia vettura la portavo a casa mia.
Nel tragitto di pochi minuti avevo cominciato ad accarezzarle lascivamente la pelle e infine le mie dita erano salite sotto la gonna ad assaporare i suoi slip bagnati, lei aveva di nuovo cominciato a giocare con il mio cazzo e questa volta fu molto più difficile fermarla; mi diede un assaggio di quanto fosse brava con la bocca ed io dovetti fermarla per non venire mentre guidavo.
Non che avessi problemi particolari a venire in quel momento, ma volevo godermi il pompino con calma, visto come ci sapeva fare.
Scendere e chiudersi la porta dietro di noi fu un attimo.
Appena dentro, l´appoggia su un tavolo al centro della piccola sala e, senza toglierle il vestito, le sfilai le mutandine e mi posizionai tra le sue cosce aperte.
Angela mi prese i capelli e portò la sua bocca verso la mia, le cosce si attorcigliarono attorno al mio corpo avvinghiandomi decise e la sua lingua cominciò a violentare la mia bocca proprio mentre io cominciavo a profanare il suo tempio tra le gambe; trovai facile scivolare nel suo corpo, poi lei fece muovere il suo sedere e strinse i muscoli vaginali dandomi sensazioni stupende.
Affondavo deciso in quel burro e prendevo il mio piacere: i suoi gemiti, soffocati dai nostri baci avidi, erano musica per il mio eccitamento.
Calmai il mio ritmo fermandomi. Guardandola negli occhi in quel momento di pausa, ebbi ancora la sensazione che Angela fosse una ragazza molto portata per il sesso, il tempo a seguire fu poi la conferma di quello che avevo pensato: presi le sue mani e le incrociai con le mie, le portai dietro la sua testa e, facendole alzare il bacino, comincia un ritmo che non accettava interruzioni, la fine di quel primo amplesso sarebbe stato inevitabilmente il mio sperma dentro il suo caldo corpo. Questo era il mio pensiero fuggente, ma non quello di Angela che, sentendo che mi stavo avvicinando a godere, alzò decisa le braccia, mi fece spostare dal tavolo e, scendendo, veloce lo prese in bocca per assaporare il mio venire.
Fu talmente veloce nella sua decisione che non potetti fermarmi, ormai ero troppo avanti con il mio piacere, così, presi la sua testa tra le mani e mi lasciai andare tra quelle labbra di seta; come avevo immaginato, Angela non si tirò indietro, anzi, si impossessò del suo trofeo e fece in modo che nulla andasse perduto.
Per la prima volta in quella sera esplodevo in lei.
Un brivido senza logica seguì il mio corpo e solo la sua esperienza favorì il susseguirsi dei miei tremiti convulsi.
Solo in un secondo tempo mi accorsi dei graffi che mi aveva lasciato sulle natiche per riuscire a calmare la mia foga del momento.
Un minuto per tornare alla realtà e rendermi conto di cosa mi aspettava, il tempo di guardare il suo viso trafelato, sudato come il suo vestito nero, poi, la rimisi in piedi e la feci rimettere sul tavolo; questa volta le sfilai il vestito mettendo in mostra le sue gioie: pochi peli biondi a difesa di un angolo ben curato, un piacevole odore nell´ avvicinarmi al suo fiore e un buon sapore al primo tocco dei suoi umori, mi convinsero che stava a me ricambiare il godimento datomi.
Le sue gambe larghe, la sua testa reclinata all´ indietro, il suo respiro greve, flebile, erano la mia certezza dei suoi desideri.
Misi le mani sui suoi fianchi accarezzandoli teneramente e cominciai a baciarle le cosce con la lingua lasciando un rivolo che si rifletteva sulla pelle abbronzata: piano cercavo i suoi muscoli tesi e, mordendoli sadicamente, ritardavo la salita, aspettando il suo incitamento che non tardò ad arrivare.
Le sue mani tra i capelli e la sua richiesta di salire diventavano sempre più isterici, aspettai ancora un poco, poi, decisi che era il momento di farle sentire anche la mia esperienza: appoggiai la lingua sulle labbra gonfie, pulsanti di piacere, ma abbondantemente piene di umori che lascivamente bagnavano la carne attorno al pertugio, confondendosi con la mia saliva.
Mi è sempre piaciuto fare impazzire le mie donne con la lingua e credo di essere un ottimo amante quando sono coinvolto, quindi, senza lesinare altro tempo, lasciai entrare la mia ruspa in lei e cominciai a cercare i suoi punti salienti a me ben conosciuti,
Il tempo mi dette ragione e la sentii tremare diverse volte sotto di me, con esperienza rallentavo nei momenti cruciali per fare in modo che lei agognasse oltre ogni limite il suo godimento, le sue parole oscene nei miei confronti nei momenti di pausa erano ricambiati da attacchi ancora più decisi dentro le sue calda labbra e il clitoride fu ben presto attaccato duramente. Alla fine di quel lungo rapporto orale, lei era completamente sfinita ed io veramente soddisfatto del mio modo di averla posseduta.
Nel frattempo il mio sesso aveva ritrovato la sua rigidità, aspettai che si calmasse un attimo poi, come entrambi sapevamo, tornai a scoparla avidamente: questa volta lei stringeva di meno con le cosce, probabilmente le forze tardavano ad arrivare, ma io in quel momento volevo saziarmi della sua calda fica e, sentirla spossata per i godimenti avuti, mi eccitava molto.
La portai verso di me al massimo delle possibilità dei nostri corpi e sbattendole le palle contro il bacino cominciai la mia danza sessuale.
I nostri gemiti erano pieni di desiderio e le richieste nelle nostre frasi erano le più strane come le parole.
Le piaceva parlare durante l´ amplesso e non era certo una che si vergognava di dire quello che voleva.
Assecondai le sue richieste e risposi per le rime con altre frasi roventi mentre il mio sesso faceva la sua parte, facendomi fare un ottima figura.
Quel tavolo duro divenne un ottimo elemento per i nostri giochi, alla fine riuscivo a spingerla verso di me con facilità, avendo completamente bagnato la superficie coii suoi liquidi.
Fu una splendida scopata e quando lei mi fece cenno che era pronta a venire, io lascia che per la seconda volta il mio sperma si liberasse in lei.
Attimi convulsi come le nostre urla libere da vincoli e poi, cademmo inerti per terra sul mio tappeto.
Esausti ci accarezzavamo scambiandoci complimenti di soddisfazione reciproca, io seguivo la linea del suo corpo e giocavo con le sue labbra vaginali indecentemente, i miei pensieri erano al suo stupendo sedere e al piacere di possederlo, ma il mio sesso in quel momento era inerte e non ero sicuro che lei volesse farlo.
Con carezze lascive entrai nella la sua carne bagnata e poi, indecentemente, andai a lubrificare il suo piccolo buchino per vedere la sua reazione: un lampo veloce nei suoi occhi e poi la sua bocca tornò a cercare il mio sesso per vedere se reagiva.
Io spinsi il dito medio nel suo stretto orifizio e sentii la contrazione del bocciolo roseo attorno alla falange insieme a un gemito sul mio cazzo: quella contrazione anale aveva prodotto i suoi effetti insieme a quella stupenda bocca, cominciavo a sentire il flusso del sangue spingere sul mio membro e il gonfiore appariva evidente, uscii con il dito e tornai a entrare tra le sue labbra polpose per cercare altri umori, poi ripetei l´operazione precedente usando due dita; il gemito fu più intenso, la contrazione anale anche, il suo stringersi attorno al mio sesso gonfio era l´ autorizzazione a procedere.
Tolsi il mio cazzo duro dalla sua bocca e facendola mettere in piedi la posizionai verso il tavolo, questa volta le braccia erano poggiate sullo stesso mentre il suo sedere sfoggiava impenitente verso di me.
Vederla in quella posizione con quel sedere turgido, pronto alle mie avance, fu l´apoteosi del mio piacere: appoggiai il mio sesso duro tra le sue natiche aperte dalle mie mani e spinsi piano a violare il suo piccolo pertugio.
Angela al contatto aprì ancora di più le natiche per cercare di facilitare la mia entrata.
Una leggera spinta decisa e la mia cappella toccava per la prima volta posti sconosciuti.
"My God..."
L´unica frase che uscì dalle sue labbra, era insolitamente zitta, evidentemente era una pratica che faceva, ma che la impegnava oltre misura.
Oppure, erano le mie discrete misure che in quel momento la zittivano; sta di fatto che, sentirmi dentro di lei in quel modo, scatenò la mia parte di animale, misi le mani sui fianchi e senza indugiare oltre cominciai a sodomizzarla con decisione.
Una volta entrato, spinsi fino a sentire le mie palle adagiarsi sulle sue natiche, aspettai che lei prendesse fiato e smettesse di gemere, poi, con una mano, andai ad accarezzarle il clitoride per farla partecipare: dopo pochi secondi Angela cominciò a spingere il suo bacino contro di me partecipando attivamente alla sua deflorazione anale.
Quel rapporto carnale contro natura durò molti minuti e si perfezionò nel tempo.
Il piacere di guardarla danzare sotto le mie spinte fu pari al momento dellí orgasmo.
In quella prima notte avevo avuto tutto da lei e le mie sensazioni che lei fosse un ottima socia nel sesso si erano rivelate veritiere.
Con Angela ebbi una settimana di fuoco, dove alternavo visite culturali a momenti di estasi totale.
Gli anni ottanta scivolarono sulla mia pelle indelebilmente, ma molte ragazze del nord come Angela,mi tengono compagnia scaldandomi il cuore al loro ricordo...

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