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Amica
Scritta da: autorepergioco (6)

Credo che la curiosità sia, nel bene e nel male, l’elemento che può fare la differenza tra un essere e l’altro. Il Sommo scrisse “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza” ed io fin dai tempi delle scuole ho fatto mio questo “consiglio”, in modo da non dover un giorno dire “chissà....”.
Ho un amico, tal Vincenzo, da tempo separato, che non ha più ritenuto opportuno legarsi ad altre donne ed ha trovato il suo equilibrio intimo frequentando sistematicamente prostitute, ma la sua scelta non è mai casuale, è sempre una scelta ponderata e soprattutto azzeccata. Quando ne trova una all’altezza della situazione diventa la “sua” donna, instaurando con lei un rapporto di complice amicizia.
Della donna del momento, una Venezuelana di 25 anni, è da tempo che mi parla un gran bene, ma tanto bene da scatenare in me una curiosità di conoscerla che fatico a gestire. Non ho difficoltà ad ammettere di non aver mai avuto occasione di andare con una prostituta, anzi, la cosa non mi ha mai attratto, ritenendo poco allettante l’idea di non arrivare al “rapporto” dopo aver esercitato da entrambe le parti quel sottile gioco erotico che fa scatenare la sana voglia....
Decido comunque di provare questa esperienza, in modo piuttosto razionale ma comunque senza alcun pregiudizio, esclusivamente spinto dalla “curiosità” di conoscere questa ragazza “speciale”.
Era un giorno di fine estate, mi presento alla porta dell’appartamento, dopo aver telefonato per verificare la “disponibilità” ed ecco la prima sorpresa: la bellezza di questa ragazza supera ogni più rosea aspettativa, ma soprattutto mi colpiscono di lei, in modo prepotente, due cose: la bellezza della sua bocca ed il fatto che mi accoglie con un sorriso come pochi se ne vedono.
Due labbra perfette, carnose al punto giusto i cui contorni disegnano un cuore “schiacciato”, il colore roseo naturale lascia immaginare quale possa essere la loro morbidezza. Questo già è sufficiente per “promuovere” questo incontro, ma ancora ho molto da scoprire. Subito mi mette a mio agio cercando di parlare un po’ di cose banali, ed appena dopo c’è il rito della “trattativa economica” che trovo alquanto squallida ma che mi rendo conto non si può eludere.
E poi mi chiede:”amore, cosa vuoi fare?” Ritengo giusto, a questo punto, mettere subito in chiaro che non voglio essere chiamato “amore”, non abusiamo di parole che hanno un significato ben preciso, non ce n’è alcun bisogno, e poi, per quanto riguarda “la prestazione”, beh! Le dico: “affidiamoci alla spontaneità”, vediamo dove ci porta.
Le chiedo quindi di lasciarsi spogliare da me di quei pochi vestiti che ha indosso e, pian piano, slacciando la camicetta, libero due seni giovani e altezzosi, sovrastati da turgidi capezzoli rosei su un’aureola piccola, piatta e liscia come poche ne ho viste.
Ora tocca alla gonna: a tubino, fin sotto al ginocchio con uno spacco sul lato sinistro che arriva a metà coscia, ed è da quel pertugio che posso accarezzare la pelle delle sue gambe per provare a sentire se mi dà “quel brivido” che mi comunica il gradimento della persona.
Pian piano slaccio la gonna e l’aiuto a sfilarla con calma, assaporando la vista del corpo che esce pian piano, con una lentezza che mi fa assaporare ogni poro di quella magica pelle. La guardo e mi accorgo che anche lei mi guarda, con occhi un po’ meravigliati. Le dico:”Che c’è?, tutto bene?” Risponde: ”Si, certo, ma....è che non sono abituata ...sai ...se qualcuno mi spoglia....in genere fatico a non farmi strappare i vestiti.....tu.....” La interrompo dicendo:”Dimentica!, dimentica tutto il tuo passato, io non sono “gli altri”, non sono né peggiore né migliore, però sono diverso, magari mi piacciono cose che ad altri non piacciono, l’importante è che piacciano a te...” A queste parole la invito con gesti a distendersi sul letto in posizione prona, mi metto su di lei, poggiato sulle ginocchia, e prendo ad accarezzare e massaggiare la sua schiena con le mani, diventate “piuma” per l’occasione. I polpastrelli scorrono con la dovuta lentezza sul suo corpo, dal collo alla vita, ora lentamente ora più veloci, scorrono poi sulle gambe, le aiutano a staccarsi l’una dall’altra il più possibile per permettere le carezze al loro interno, dai piedi, salendo, più su, più su fino a sfiorare e soffermarsi tra le morbide labbra che fanno da ingresso al pertugio del piacere. Quando vedo tutto il suo corpo avvolto dai brividi, quei brividi che lasciano capire quale piacere stia ora provando ..... capisco che è arrivato il momento di ricominciare ad accarezzare quel corpo, ma ora con le labbra, baciandolo tutto, centimetro per centimetro e ascoltando il rumore dei sospiri che riesco a strappare, ma è solo un momento, mi fermo perché non riesco a baciare un corpo che non è il corpo della mia donna e non ho neanche la certezza che lei gradirebbe.
Mi fermo. E l’incanto finisce. Un sorriso per chiederle scusa.....un sorriso per chiedermi scusa......
E’ nato del feeling. Mi alzo e mi preparo ad uscire. Mi ferma, prende il mio braccio, mi apre la mano e ci mette quei soldi che prima aveva preteso dicendo:”Amici?” Le chiedo; “Si puo?” Lei mi guarda, sorridendo mi abbraccia e mi sussurra all’orecchio: “Mi chiami domani?”

La curiosità..........son curioso di sapere se qualcuno la apprezza. Evitate epiteti troppo pesanti......

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