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| Amara |
Scritta da: bifronte65 (1)
Un venerdì. Mattina.
Arrivo in ufficio un po’ più tardi. Accendo il portatile e mi collego alla rete aziendale. Scarico la posta, controllo le vendite del giorno precedente.
Con trepidazione lancio il programma che mi permette di vedere il computer di lei. Non ha ancora iniziato a lavorare e sta navigando su internet. Guarda le previsioni meteo, l’oroscopo, cancro. Si collega a un sito che vende capi d’abbigliamento, scorre velocemente le pagine. Aggiorna la sua agenda: capisco che questa sera non vedrà il suo ragazzo. Poi avvia il programma di contabilità e inizia la routine quotidiana.
Riduco a icona la finestra e continuo il mio lavoro.
Alcune settimane fa il programmatore mandato dalla holding ha installato su tutti i pc dell’azienda un software di assistenza in accesso remoto. Quando se n’è andato, ho craccato il programma e sono riuscito a inserirmi nel computer di lei. Da diversi giorni la osservo.
Continuo a lavorare tenendola in una piccola finestra.
Pomeriggio.
Sono stufo. Come ormai faccio quasi tutti i giorni da un anno a questa parte, in pausa pranzo sono andato in palestra. Ho corso per un’ora, ma ciò non è stato sufficiente a scaricare la tensione. Troppe scartoffie, sempre gli stessi rapporti da preparare. Vorrei uscire. Ogni tanto apro la finestra sul desktop. Tempo fa io e lei lavoravamo insieme nello stesso ufficio, ma ora le cose sono cambiate. Mi manca.
Ha avviato explorer. Si collega a un sito che pubblica racconti erotici amatoriali. Il mio cuore accelera le pulsazioni. Non legge le storie direttamente dal sito, ma le seleziona e le copia su un foglio elettronico. Il testo copiato è chiaro e sullo sfondo della pagina bianca non si vede bene, per cui ne cambia il colore. Legge la storia velocemente, poi la cancella e ne copia un’altra, poi un’altra. I movimenti del mouse sono veloci, precisi. Riesco a stento a seguire il testo che scorre. Mi sento avvampare. Leggo i racconti con lei, ma non sono quelli a eccitarmi, è il pensare a lei che li legge. Il cazzo non mi sta più dentro nei pantaloni. Abbasso la cerniera e lo tiro fuori. Il glande si dilata libero dalla costrizione. I testicoli sono gonfi, faccio uscire anche quelli dalla cerniera. Lo stringo, è duro come un sasso. La tensione è fortissima. Il rischio di essere visto è notevole, spesso non mi accorgo quando qualcuno si avvicina alla porta del mio ufficio se indossa scarpe con la suola di gomma. Lei continua a leggere, è a pochi metri da me, separata da un muro leggero. So che è eccitata, bagnata. Adesso ha aperto un motore di ricerca, scrive ”pecorina”. Escono i risultati, clicca sul primo. E’ un video amatoriale di una coppia che fa sesso in un motel. Evidentemente non c’è nessuno nel suo ufficio, perché alza un po’ anche il volume. Cazzo, non ce la faccio più. La voglio scopare come non ho mai desiderato di scopare con nessun’altra. Lei è piccolina, io sono alto, peso il doppio di lei. Chissà se le farei male entrandole dentro con il mio grosso cazzo. Non riesco a trattenermi e vengo con un orgasmo che mi colpisce come una scarica elettrica.
Ho fatto un casino. Il mio seme è schizzato dappertutto: sulla scrivania, sulla tastiera, sul monitor, sui documenti, sul pavimento. Se qualcuno entrasse nel mio ufficio in questo momento sarei fottuto. Corro nel bagno a prendere delle salviette di carta e asciugo. Alcuni di questi documenti devo darli a lei. Un po’ del mio seme quindi arriverà anche a contatto con lei. Il pensiero di ciò mi fa eccitare di nuovo.
Lei entra nel mio ufficio. Ha gli occhi diversi, mi sembrano luminosi. Passa dietro di me e si china per aprire la cassaforte. Vedo l’orlo delle sue mutandine che sporgono dai jeans. La maglietta si alza un pochino e scopre la schiena mentre ripone i documenti. Ha due deliziose fossette appena sopra i fianchi. Sembrano fatte apposta per prenderla da dietro. Cazzo, quanto mi piace.
-Sai dove vado adesso? – le chiedo.
- Dove va?
Cerco di cogliere un tono diverso nella sua voce, ma è distaccata come al solito.
- Ho rinnovato l’abbonamento in palestra e mi hanno regalato due mesi di sauna e idromassaggio.
- Bello. Oggi c’è la partita e troverà poca gente.
- Vieni a mangiare una pizza con me dopo?
- Non è il caso.
- Nessuna speranza?
- Nemmeno un lumicino.
Esce dal mio ufficio.
Ho un vuoto nello stomaco, la testa mi gira. Vorrei trattenerla, ma non ho scuse, né argomenti. Fermati, ti prego, resta con me.
Lei prende la bici e se ne va.
A me non resta altro che spegnere il computer, ed avviarmi verso casa con la bocca amara. Amara.
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