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| Al cinema |
Una domenica sera, eravamo al cinema in platea, film serio, pochi spettatori, uno solo nella nostra fila, due posti più in là di Marcella che indossava una gonna scozzese portafoglio, seria e non mini. Io ero abbastanza preso dal film e non feci particolarmente caso ai suoi frequenti accavallamenti di gambe, fino a quando non mi accorsi che aveva aperto la gonna, slacciando il cinturino di cuoio che la teneva chiusa e pur avendo le gambe accavallate, dalla parte dello spettatore alla sua destra si vedeva chiaramente il bianco della coscia sopra la fine della calza. Il tipo sembrava non accorgersi oppure credendolo un fatto normale non dava segni di interesse . Lei con un movimento esageratamente lento ed ampio scavallò le gambe, lasciandole socchiuse con la gonna ormai completamente aperta. Il vicino si accorse e non guardò più lo schermo ma iniziò a guardare solo lei. Soddisfatta di averlo finalmente agganciato scivolò col sedere sul sedile appoggiando le ginocchia alla poltrona davanti e lasciò cadere la gonna, scoprendo completamente le gambe. Mi ero riproposto di non intervenire, perchè ero curiosissimo di vedere dove voleva arrivare da sola, ma non riuscii, le infilai una mano fra le gambe arrivando subito alle mutandine. Volevo sapere se era eccitata. Dubbio inutile, era già bagnato il tessuto. Mi tolse la mano sussurrandomi in un orecchio che non voleva. Il tizio che aveva seguito la scena completamente girato dalla nostra parte, si alzò si spostò di un posto più vicino a lei, in fianco non avrebbe potuto per il cappotto che Marcella aveva appoggiato. Si accesero le luci dell'intervallo. Non si mosse e rimase con la gonna aperta e le cosce scoperte, il tizio uscì, forse per avere una scusa poi. Come si affievolirono le luci per il secondo tempo lei mi passò il suo cappotto per sistemarlo sulla poltrona al mio fianco, l'amico rientrò e trovando quel palese invito ne approfittò subito. Con fare ridicolmente da sotterfugio accostò il suo ginocchio a quello di Marcella, poi passò la sua mano sul ginocchio di lei. Lo lasciò fare aprendo le gambe. La mano del vicino scivolò su per la coscia rapidamente, la lasciò arrivare ad accertarsi che fosse eccitata e altrettanto rapidamente e con forza lei la tolse e la posò come un chiaro segnale sul suo membro. Il tipo non realizzava, ma io avevo capito cosa voleva lei, Marcella aprì completamente la gonna tenendola bloccata solo in vita, si vedevano le mutandine, il reggicalze le sue cosce aperte, si sentiva quasi il suo profumo di sesso. Finalmente il vicino capì ed estrasse il suo arnese, di notevole misura, tale da eccitare Marcella e convincerla ad accarezzarsi guardandolo. Era con una mano occupata sul suo sesso e l’altra sul mio che avevo liberato dalla stretta dei pantaloni, al punto che aspettavo solo che mi portasse alla conclusione, quando smise improvvisamente, si ricompose chiedendomi di accompagnarla alla toelette. Non ci arrivammo, perchè appena dietro la tenda vicino ai bagni, rimanendo in piedi, si appoggiò alla parete e dopo aver aperto la gonna iniziò a masturbarsi velocemente. Io feci altrettanto guardandola così sconvolta e così pure il nostro ormai amico che ci aveva raggiunto. Era una sua fantasia. Me la ricordavo bene. Masturbarsi in un bagno di un cinema di fronte a degli uomini che godevano davanti a lei. Il suo fu un solo lunghissimo orgasmo, non capivamo quando finiva e quando ricominciava, noi eravamo affascinati dai suoi movimenti e non volevamo ancora venire, fu lei che ce lo chiese sussurrandoci : “ venite…..”
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