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Al Mare
Ore 4:15. Sveglia. Allungo una mano a spegnere il suono fastidioso che viene dal mio telefono. Dobbiamo alzarci, a Genova ci aspetta il traghetto che ci porterà a Bastia per questi 20 giorni tanto sospirati. Lei si agita assonnata, non vorrebbe svegliarsi. È nuda, il nostro odore è ancora nell’aria dalla sera prima. Abbiamo fatto l’amore, ci siamo persi l’uno nell’altra come succede ogni volta. La luce soffusa della mia abatjour la infastidisce. Comincio a baciarle la schiena, le spalle, il collo. Apprezza. Sospira. “Sveglia dormigliona, dobbiamo prepararci che sono finalmente cominciate le ferie…” le sussurro ad un orecchio, dolcemente, e subito dopo comincio a baciarglielo e a mordicchiargli il lobo. È bellissima così, nuda. Le piacciono le mie attenzioni, spinge il bacino indietro verso di me, appoggiandomi il culo sodo e rotondo sulla pancia. La voglia mi assale, ho un’erezione e il mio cazzo strofina contro la coscia, proprio sotto la sua chiappa destra. Arianna si gira con un sorriso malizioso, con la voce ancora assonnata mi sussurra un “Buongiorno amore” e nel frattempo con la mano mi afferra e comincia un lento movimento che più che masturbarmi è una coccola dolce e amorevole. Così girata a tre quarti vedo il suo seno sodo e tondo, perfetto. Non resisto e le stringo una tetta con la mano provocandole un sospiro, sospiro che le spengo in bocca con un bacio. Assaporo le sue labbra, le nostre lingue si toccano e si cercano, il sapore della sua bocca è la cosa più dolce che io possa volere appena sveglio. La sua mano continua ad accarezzarmi, lentamente, su e giù, soffermandosi di tanto in tanto a giocare con le mie palle, strappandomi mugugnii di piacere e facendomi sentire completamente suo, rilassato. Anche la mia mano scende fra le sue gambe a cercare la patatina sempre curata. Mi fa spazio allargando leggermente le cosce, mi insinuo e sento quanto è bagnata, strofino le mie dita sulle labbra, massaggiandola, delicatamente, restituendole l’amore che lei mi sta donando. Ansimiamo entrambi, la voglia di rifare l’amore ci fa scordare che la nave non ci aspetterà. Arianna guida sapientemente il cazzo verso i suoi umori, lo strofina sul clitoride, io le allargo le labbra per far sì che il contatto sia quanto più intimo possibile, lo strofina sull’entrata sospirando di piacere e bagnandosi ancora. Sento i suoi umori caldi. È eccitante, non resisto e lo spingo dentro, fino in fondo, godendomi la profondità della penetrazione. Suona la sveglia, la sua! È la sveglia d’emergenza, quella che ci avrebbe dovuto impedire di riaddormentarci vista l’ora. “Accidenti e adesso” esclamo senza smettere di muovermi dentro di lei “dobbiamo smettere e prepararci o rischiamo di perdere la nave…” – “si… si… hai ragione…. ma aspetta ancora un po’… dai…” Rallento il ritmo “Golosona!....” e così dicendo esco lentamente provando un dolore quasi fisico tanto è il mio desiderio di lei. Lei sospira, rassegnata, sa che non possiamo ritardare “Ricordati che devi portare a termine quello che inizi” mi apostrofa beffarda mentre si alza e fugge in bagno. Io guardo le tette che sobbalzano con ingordigia, poi il mio sguardo percorre tutta la schiena fino al culo, fisso tra le gambe sperando di scorgere la sua figa bagnata ed eccitata ma lei gira l’angolo ed esce dalla camera. Mi alzo, preparo i pantaloni a tre quarti, la magliettina a manica corta e un paio di boxer e porto tutto in bagno. Entro che lei si sta lavando i denti, ancora nuda, le passo dietro per arrivare al wc, la afferro per le tette e mentre è a pecorina per sciacquarsi la bocca, mi inginocchio e la lecco, passando la lingua dal piccolo buchino dietro fino al clitoride e ritorno, assaporandola. “Smettila scemino che mi bagno ancora e dobbiamo andare” sogghigno e mi alzo “Ok, ok, ora mi preparo”.
Genova porto, ore 7:45. Il sole è già caldo, l’odore della salsedine misto a nafta pervade l’aria. La nostra nave arriverà per le 8:30 e salperà per le 9:00. Abbiamo chiacchierato tutto il tempo, fantasticando e progettando l’itinerario di questa tanto sospirata vacanza. Pianificando meticolosamente le tappe per poter vedere quanto di più bello la Corsica ha da offrire, cercando di evitare le zone prettamente turistiche per privilegiare invece quelle dove la natura la fa da padrona. L’eccitazione ci pervade e non vediamo l’ora di iniziare questa avventura assieme, fatta di campeggio, mare, sole, noi.
Bastia, ore 10:45. La traversata è stata piacevole, abbiamo passato tutto il tempo sul ponte, al sole sferzati dall’aria salmastra ammirando il mare e cercando tracce di delfini (senza riuscirci). Ci siamo baciati seduti sulle panche con il vento nei capelli e il sole sulla pelle, con il rumore dello sciabordio delle onde sullo scafo e il sottofondo sommesso dei motori. Fa caldo, parecchio.
Siamo fermi fuori dal porto che consultiamo la cartina e i nostri “appunti di viaggio”. Le do un bacio veloce, rumoroso “Sei pronta? Cominciamo!” Lei ride, felice, e mi abbraccia di getto “Siiiii finalmente”. Saliamo in auto, giù i finestrini (meglio l’aria del clima, almeno per ora) e ci dirigiamo sicuri tra le stradine della cittadina portuale direzione Porto.
Arriviamo all’ora di pranzo nel Deserto des Agriades. Entrambi abbiamo fame, vuoi perché siamo svegli dalle 4 di mattina, vuoi per l’adrenalina del viaggio, decidiamo di fermarci in un barettino isolato sulla strada. Il posto è particolarissimo, posto sul ciglio di una discesa ripidissima che arriva dopo chilometri di macchia mediterranea al mare incontaminato. Ci mettiamo sulla terrazza completamente in legno e mangiamo degli affettati e dei formaggi di capra tipici della zona, accompagnati da una Petra (birra corsa) fresca e rigenerante. Siamo entusiasti, questo è il nostro habitat: natura, spazi aperti, libertà. Siamo felici e i nostri occhi che si cercano esprimono tutta questa felicità. Beviamo ancora una birra a testa dopo aver mangiato e risaliamo in auto decisi ad arrivare a destinazione quanto prima.
Porto, ore 14.10. Svuotiamo il baule e cominciamo le operazioni necessarie per montare la tenda. Lei è in costume e pantaloncini cortissimi e aderenti: eccitante. Io sono rimasto con i pantaloni e a dorso nudo, fa caldo e siamo entrambi imperlati da minuscole goccioline di sudore. “Dai che dopo corriamo in spiaggia e ci facciamo un bagno, finalmente!” la incito mentre stendiamo a terra la tenda e cominciamo a piantare i paletti e ad innalzare i sostegni. Tempo 20 minuti e tutto è sistemato e montato, le borse con i vestiti sono dentro la tenda, i crash pad formano quello che per 20 giorni sarà il nostro letto. Mi metto un paio di bermuda da bagno e presi due asciugamani da spiaggia recupero Arianna che è seduta sotto ad una pianta cercando un po’ di fresco. La bacio leggero sulle labbra e la prendo per mano, trascinandola verso la spiaggia ad andatura sostenuta “Ho voglia di farmi un bagno, ho un caldo allucinante!” la informo “Cosa credi, anche io” mi risponde e acceleriamo il passo.
La sabbia è bollente e il mare è azzurro e invitante. Lanciamo i teli disordinatamente a terra e corriamo in acqua. Mi tuffo trattenendo il fiato per la differenza di temperatura tra la mia pelle calda e sudata e l’acqua fresca e salata, è solo un attimo, poi il refrigerio mi tonifica e mi lava di dosso la stanchezza del viaggio. Arianna è dietro di me, anche lei si è tuffata ed ora riemerge completamente bagnata, i capelli appiccicati al volto, un sorriso bellissimo le orna il viso e gli occhi cercano i miei. La bacio, con passione, con amore, stringendola a me e sentendo i sui seni premere contro il mio petto e i capezzoli irrigiditi dall’acqua fredda puntano dritti verso di me.
La afferro per le chiappe, gliele strizzo mentre la bacio, le lingue si cercano, le bocche aderiscono perfettamente come se fossero mesi che non si incontrassero. Sento il suo bacino spingere verso il mio, l’acqua fresca ci ricopre fino alla vita. Scosto il costume ed infilo una mano fra le chiappe, percorrendo con le dita il solco che le divide fino a trovare il suo buchino, ci gioco un po’, massaggiandolo, e la sua reazione eccitata non si fa attendere, nemmeno la mia. Scendo ancora accarezzando il perineo fino ad arrivare all’ingresso della figa, le sfioro il buchetto, ci infilo solo la punta del dito e le strappo un gemito di piacere. Le sue gambe come ad invitarmi a continuare si sono allargate leggermente, lasciandomi lo spazio necessario a continuare quel contatto. “Che voglia” le confesso sotto voce “A chi lo dici” mi risponde lei guardandomi negli occhi e sorridendomi maliziosa. Sento la sua mano farsi largo e intrufolarsi da sopra il mio costume, scostando l’elastico e impugnando il cazzo con fermezza. Mi sorride, come a sottolineare la mia erezione e comincia a masturbarmi piano. Con lo stesso ritmo io entro ed esco dalla sua figa che ora mischia i suoi umori con l’acqua salata del mare. Rimpiango l’impossibilità di assaggiare quel nettare. Attorno a noi non c’è nessuno, la spiaggia è semideserta come spesso accade in Corsica. Solo 2 ragazze sono sulla battigia a prendere il sole, vicine, mentre un altro gruppetto misto è più lontano sotto un ombrellone a riposare.
Ci inoltriamo un po’, facciamo arrivare l’acqua all’altezza delle sue spalle, camminando senza interrompere mai il contatto, io che le tengo una chiappa e con le dita le massaggio il buchetto del culo, lei che mi stringe il cazzo continuando a massaggiarmelo lentamente mentre camminiamo nell’acqua.
Mi bacia, d’impeto, sento la sua lingua nella mia bocca cercare il contatto con la mia. Nello stesso istante mi abbassa i bermuda e libera nell’acqua il mio cazzo sempre ben saldo tra le sue mani. “Ah si?” esclamo beffardo e le scosto gli slip infilando prepotentemente due dita nella figa e appoggiando il palmo della mano sul clitoride, afferrandola e masturbandola in profondità, come so che le piace. Subito geme e muove il bacino come a voler sottolineare il movimento della mia mano, nello stesso istante la sua presa si fa più serrata e i movimenti più rapidi, ho voglia di essere dentro di lei, ho voglia di sentire il suo calore avvolgermi. Tolgo la mano strappandole un ultimo sospiro e guido la sua indirizzando il mio cazzo verso l’accesso alla figa. Siamo scomodi, siamo nell’acqua, la cappella scivola contro il clitoride, si fa strada fra le labbra e raggiunge sapientemente indirizzata dalla sua mano salda, il tanto agognato accesso. La afferro per le chiappe e le strizzo tirandola a me e sollevandola di qual tanto necessario affinché scivoli dentro. Le sue gambe si avvinghiano a me e la profondità della penetrazione è totale, mi sento completamente avvolto, completamente suo. Sospiro di piacere e lei con me, ci guadiamo e gli occhi dicono tutto. Sempre con le chiappe ben strette in mano, impongo il ritmo al movimento aiutato e ostacolato al tempo stesso dall’acqua e dai movimenti del bacino, lentamente comincia un su e giù che non lascia dubbi alle ragazze sul bagnasciuga che ci stanno guardano con sorrisi maliziosi. Non ci importa, ci siamo solo noi. Le mie mani stringono i glutei sodi, tondi e ben allenati da serate di spinning e dal “dislivello” come lo chiama lei. Le gambe sono ben strette attorno alla mia vita, il cazzo entra ed esce dalla figa regalandomi scariche di piacere puro. “Lo sai che ci stanno guardando vero?” le dico indicandole con lo sguardo le due ragazza e riva. “Certo e non mi interessa, ti vergogni?” “No, ti amo” è la mia pronta risposta che subito accompagno ad un bacio e ad un affondo del bacino, raggiungo una profondità di penetrazione che mi fa credere di essere arrivato al capolinea e al contempo ci provoca piacere fisico e mentale: sono tutto suo, è tutta mia!
Le due ragazze si alzano e si tuffano in acqua per un bagno rinfrescante (o per verificare cosa stiamo facendo noi?) e distrattamente nuotano e si schizzano avvicinandosi sempre di più a noi. “Credo che il nostro gioco sia finito per oggi, arriva gente” “Ma tu avresti il coraggio di lasciarmi qui così, nel bel mezzo del piacere?” mi accusa scherzosa mentre continuiamo a muoverci seppur più delicatamente e il piacere del movimento leggero ci pervade, in modo diverso ma egualmente intenso. “Riprendiamo dopo cena? Con più calma e più agio…” Le lancio la proposta che fa presagire ad una cena e un dopocena ricco di noi. Ci baciamo amorevolmente e durante il bacio esco da lei provando quasi un senso di solitudine sentendo l’acqua fredda circondarmi e bagnarmi il cazzo. Lei mi sistema i bermuda e io le strofino ancora una volta il clitoride da sopra gli slip sintetici. Mi immergo completamente per rinfrescarmi il viso, le bacio la figa e la inondo di bolle d’aria e poi riemergo sorridente. Ci giriamo per tornare sulla spiaggia e goderci il resto del pomeriggio al mare e vediamo le due ragazze che si stanno baciando ad una quindicina di metri da noi. Ci guardiamo sorpresi e divertiti e corriamo fuori, sollevando schizzi e schiuma bianca. L’acqua fredda fortunatamente ha fatto il suo lavoro e il mio cazzo non è più eretto quindi posso tranquillamente passeggiare sulla spiaggia fino agli asciugamani. Ci baciamo e ci sdraiamo al sole per riposare dal viaggio.
Anche le due ragazze dopo qualche minuto escono dall’acqua. Scopro Arianna che le guarda e così anche io le analizzo come mio solito. Sono carine, una più dell’altra. Entrambe more. La più alta delle due ha capelli lunghi e lisci raccolti, un fisico atletico segno che pratica qualche sport o che frequenta una palestra, seni piccoli contenuti in un costume a fascia, culetto tornito e piccolo e gambe dritte e muscolose. L’altra è più bassa e rotondetta, capelli corti mossi, un seno più abbondante ma non grosso, il culo anch’esso generoso fa il paio con una leggera pancettina morbida, nel complesso armoniosa, di certo non sovrappeso ma sicuramente più sedentaria della sua amica.” Quale ti piace?” mi chiede d’improvviso “Tu” rispondo io e le scocco un bacio veloce sulle labbra. “Furbo…” mi risponde sorridendo. “Quella più alta è fisicamente più bella, hai visto che culetto?” la invito a guardare “Ma il viso di quella più bassa e soprattutto le tette sono più invitati, mi sa di maiala… hahahaha” so che così la farò ingelosire, “Porco..” è la sua risposta che le soffoco in bocca con un bacio. Si sdraiano anche loro sui teli, non troppo lontano da noi nonostante la spiaggia sia quasi deserta. Arianna è già pancia all’aria che si rosola al sole, le ultime goccioline si stanno asciugando lasciando la pelle asciutta ed esposta all’azione del sole. Strano non si sia ancora messa in topless, forse è il primo giorno e ha paura di scottarsi, glielo faccio notare e mi risponde civettuola “Vuoi vedermi le tette?” le rispondo che si, l’idea è proprio quella. Si mette a sedere e si slaccia il reggiseno, lo toglie e lo sistema sull’angolo del telo, mi guarda maliziosa “Contento?” “Certo che si, anzi, ora ti spalmo anche la crema che non vorrei ti scottassi” e così dicendo la spingo giù con un braccio mentre con l’altra mano cerco nello zainetto la protezione. “Bruto ahahhahah” mi apostrofa sorridendo. Verso la crema direttamente sul suo corpo, partendo dagli stinchi fino alle anche, poi comincio a spalmargliela, lentamente massaggiandola per farla assorbire ma, soprattutto, per il piacere del contatto con la sua pelle. Mi soffermo sull’interno coscia, maldestramente le sfioro più volte la figa da sopra il costume, gradisce, le gambe si allargano leggermente per darmi più spazio di manovra, le premo la mano aperta sulle labbra scivolando verso l’alto e sinsigando il clitoride con le dita “Ti sto incremando, questo è il massimo che otterrai ora” e così dicendo riprendo a versare la crema dalla pancia fino alle spalle, non mancando di centrare i capezzoli già turgidi sia per lo sbalzo di temperatura sia per le mie attenzioni. Stendo la crema sulla pancia, morbida, da morsicare, salgo sui seni, raccogliendoli nelle mani e massaggiandoli con movimenti circolari “è per farla assorbire completamente…” sussurro per giustificare la mia permanenza come se ce ne fosse bisogno “si, si, mi piace…” le bacio i capezzoli che ora sanno di crema e salgo con le mani verso la scollatura, il collo, sento che le piace quel massaggio, riprendo la crema e imbratto le braccia. Alzo il destro, spalmo e massaggio mentre lei si abbandona completamente rilassata. È la volta del braccio sinistro. Ho le mani unte, le massaggio anche il viso sorridente e poi concludo con un bacio “Ecco, ora puoi prendere il sole” “Prenderei te invece, ho una voglia” “A chi lo dici, ma ci sarà tempo stasera per sfogarci a dovere, battezziamo la tenda?” “Siiiiiiii” ridiamo.
Mi giro verso il sole e vedo le due ragazze distese, anche loro in topless. Guardo le loro tette, le valuto, non saranno mai belle quanto le ‘mie’. Sorridendo mi sdraio anch’io a prendere un po’ di sole.
Le ore passano veloci, ci riposiamo dal viaggio alternando bagni rinfrescanti a pisolini al sole. Le energie tornano, lo stress della vita in città si diluisce scomparendo lasciandoci sereni. Il sole si avvicina sempre di più all’orizzonte e allo stesso modo si avvicina per noi l’ora di rientrare in campeggio. Dobbiamo anche fare una rapida spesa per la cena. Lo comunico ad Arianna che subito si attiva alzandosi in piedi. “Tranquilla, tu vai a farti la doccia e alla spesa nel frattempo ci penso io, così quando torno vado io lavarmi, ok?” un bacio e un “Sei un amore” sono il suo assenso.
Il supermercatino è vicino al campeggio, compro del formaggio corso, della verdura fresca, poi al banco del pesce vedo un trancio di tonno che sembra freschissimo, me ne faccio tagliare una bella fetta pregustando giù una tartara di tonno crudo. Ci vuole del vino, un vino bianco e frizzante, bevibile per accompagnare il tonno. Mi faccio consigliare da un anziano corso dal viso burbero ma dall’atteggiamento simpatico. Trovo il pane mentre cerco qualche sorta di dolce da spiluccare. Dei biscottini dolci e salati attirano la mia attenzione, piccoli, croccanti, sicuramente si lasceranno mangiare. Pago e ritorno alla tenda. Lungo i vialetti del campeggio vedo in lontananza le due ragazze della spiaggia che rientrano dal mare e, probabilmente, si dirigono alla loro tenda. Le osservo ancora, attratto probabilmente dal bacio saffico che si sono scambiate in spiaggia. Si dirigono nella nostra zona. Anche loro mi hanno visto e mi sorridono come per salutarmi. Ricambio il sorriso e le vedo infilarsi in una tenda non troppo lontana dalla nostra. Arrivo che Arianna si sta prendendo cura di se incremandosi le gambe. “Amore lo sai che le due lesbiche di oggi stanno là” indicando la tenda la informo della mia scoperta. Lei alza le spalla e continua ad incremarsi. Il sole le ha arrossato la pelle ed è, se possibile, anche più bella del solito. Lascio la borsa con la spesa all’entrata della tenda “ci pensi tu vero? Io vado a docciarmi” e raccolto l’asciugamano e il bagnoschiuma, lancio la maglietta su un ramo e mi dirigo verso i bagni “faccio presto”.
Le docce sono pulite, fortunatamente non c’è molta gente in questo campeggio così non ci sono problemi a farmi una doccia in tutta tranquillità. Esco bello rigenerato e con l’asciugamano attorcigliato alla vita, il bagnoschiuma in una mano, il costume sciacquato nell’altra. Il corpo ancora coperto da qualche gocciolina d’acqua: mi piace che sia l’aria tiepida della sera a finire di asciugarmi, mi rivitalizza. Arrivo alla tenda e Arianna è pronta: delle infradito di corda ai piedi, un abitino di cotone leggerissimo e molto corto, color pesca, con una scollatura generosa ma non esagerata. Noto subito che manca il reggiseno e la cosa mi rallegra. “Ma sei ancora bagnato…” mi rimprovera “sono poche gocce amore, vedrai che ora mi asciugo”. Viene verso di me e mi abbraccia, con le mani mi tocca il culo e la schiena, si intrufola nell’apertura dell’asciugamano per tastare “qui però sei bello asciutto” mi sussurra maliziosamente all’orecchio mentre con la mano mi accarezza il cazzo “ci pensi tu a bagnarmelo?” “non vedo l’ora sai, sei in debito da oggi pomeriggio” “ah si?!” la apostrofo scherzosamente mentre mi divincolo per entrare in tenda a vestirmi. “che fai, scappi?” “no no, mi butto addosso qualcosa così dopo mangiato puoi togliermelo, ho una fame… anche di te”.
Prendo dei boxer, un paio di pantaloni di lino e una magliettina PAM PAM gialla, infilo tutto, tranne i boxer che rimetto al loro posto, ed esco “Dovresti metterti la crema sai?” è il suo rimprovero “Puoi farlo tu dopo se vuoi” la mia risposta che le strappa una risata beffarda. Monto il tavolino, lei prende le sedie e apparecchia. Recupero il tagliere di legno e comincio a tagliare pezzettini di formaggio e a disporli “prendi il miele?” le chiedo mentre nel frattempo taglio il trancio di tonno a piccoli quadretti, lo ripongo in due ciotoline e lo innaffio con dell’olio che ho avuto in regalo da Roby. Taglio due spicchi di limone e li uso per guarnire le ciotole di tartara di tonno a cui aggiungo dei semi di sesamo. Stappo il vino bianco e ne verso due dita come aperitivo nei bicchieri. “Et voila” esclamo indicando la tavola imbandita. “Siediti dai che facciamo un brindisi” “Ecomiii” Si siede e prende il bicchiere che le sto porgendo avvicinandosi per schioccarmi un bacio. “A cosa brindiamo?” mi chiede “A noi e a 20 giorni di mare, sole e amore” è la pronta risposta. Incrociamo i bicchieri e beviamo un sorso ciascuno poi suggelliamo il brindisi con un bacio appassionato, le lingue si cercano e si trovano, l’eccitazione sale e i miei pantaloni di lino leggeri non riescono a nasconderla. “Dai, mangiucchiamo che altrimenti rischio di saltare la cena…” “ ma davvero?” finge maliziosamente di non aver capito e si sporge in avanti per prendere del formaggio e il miele lasciandomi intravedere le tette libere sotto la maglietta. Me le gusto per tutto il tempo concessomi “Ti piace quello che vedi?” “Si, ti adoro lo sai e hai delle tette fantastiche” rispondo mentre anche io prendo del formaggio e lo cospargo di miele. I bicchieri si svuotano in fretta e altrettanto in fretta si riempiono nuovamente. E’ la volta della tartara. Sento un piede toccarmi la gamba e risalire. Fingo indifferenza e continuo a parlare del mare e del tempo splendido, il piede sale fino a raggiungere il pacco e ci si appoggia delicato “Hai trovato quello che cerchi?” le chiedo alludendo malizioso “Certo, ti do fastidio?” “No no, fai quello che vuoi, lo sai che sono tutto tuo” “Attento a quello che concedi” è la sua enigmatica e maliziosa risposta. Nel frattempo con il piede mi strofina quanto più delicatamente possibile il cazzo ormai completamente eretto mentre sensualmente si porta il tonno crudo alla bocca. Io mangio godendomi tutto, atmosfera estiva e Arianna sensuale, la mia eccitazione è proporzionale alla felicità di essere con lei e di passare l’estate assieme avendo lasciato i problemi alle spalle. Finiamo nuovamente il vino e anche la bottiglia, gli effetti si fanno sentire anche a causa della cena leggera e della stanchezza del viaggio. Mi alzo dalla sedia e mi dirigo verso di lei. Si vede chiaramente l’erezione che senza boxer e con pantaloni così leggeri è impossibile nascondere. “Vedo che sei contento” mi scherza mentre continua a mangiare il suo tonno. “Certo amore…” le sussurro ad un orecchio mettendomi dietro di lei. Con le mani comincio a massaggiarle le tette da sopra l’abito, giocando con i capezzoli e rubandole un sospiro. Sento la cappella appoggiarsi alla sua schiena attraverso la stoffa leggera. In lontananza vedo le due ragazze che tornano alla loro tenda dopo la doccia con i capelli completamente bagnati e sciolti. Ci guardano e di certo vedono le mie mani sulle tette. Io non smetto di massaggiarle ancora più eccitato dal fatto di essere visto. La ciotola è ormai vuota e Arianna si gira leggermente e io mi chino per baciarla, sento le sue mani accarezzarmi i testicoli e il cazzo, massaggiarmelo, esplorarlo con delicatezza e risolutezza. Le mie non lasciano le sue tette, le strizzano e titillano i capezzoli. “Lo voglio” mi dice staccandosi da me e abbassandomi l’orlo dei pantaloni fino a farne uscire circa la metà “E i boxer? Furbetto...” Così dicendo mi lecca la cappella, me la bacia, me la succhia facendomi provare piacere. Lascio le tette e mi raddrizzo, lasciandole campo libero e sento la sua bocca avvolgermi la cappella e succhiare e leccare avidamente. Le due ragazze ci stanno guardando parlottando fra di loro e sorridendo maliziose. Mi guardano, le guardo. La luce va via via diminuendo dopo che il sole è calato dietro l’orizzonte, sfumature rosso-viola striano il cielo, i radi lampioncini si accendono lungo i viali. Arianna ha abbassato l’elastico dei pantaloni tirandomi fuori non solo il cazzo ma anche le palle che con un mano le sta massaggiando mentre continua un fantastico pompino che fa aumentare in me la voglia di sentirmi dentro di lei. Non so se informarla o meno delle due tipe che ci stanno guardando, anche quando si muovono verso di noi penso che stiano andando verso la loro tenda, pertanto mi godo le sensazioni che mi sta regalando, accarezzandole i capelli e concentrandomi sulle labbra e sulla lingua che avvolgono il cazzo sapientemente, alternando momenti di frenesia a momenti di delicatezza estrema uniti ad una profondità che mi fa pensare di aver raggiunto la gola e che mi fa apprezzare la sensazione di penetrazione. “Dovremmo andare in tenda, qui ci vedono e io ho voglia di leccartela” così dicendo faccio riferimento alle due ragazze che si sono fermate al bivio che porta alla loro piazzola per baciarsi. “Ok amore, ho una voglia pazzesca di sentirti dentro di me” Mi rialza l’elastico dei pantaloni terminando così un pompino perfetto e lasciandomi eccitato e rilassato allo stesso tempo. Le bacio le labbra e infilo la lingua nella sua bocca sentendo il mio sapore misto alla sua saliva. Eccitante. La faccio alzare e la prendo per mano dirigendomi alla tenda, la invito ad entrare e quando si china le strofino rapido le labbra e il clitoride con le dita “ma…” è la sua reazione, ma il tono è quello del piacere e del desiderio. Si sdraia di schiena e si toglie gli slip, allarga le gambe cosicché quando a mia volta mi chino per entrare, la sua figa mi si presenta splendida, rasata, rosa e soprattutto bagnata. Mi inginocchio e comincio a baciarle l’interno cosce, delicatamente, appoggiando la punta della lingua e risalendo verso le grandi labbra, baciandogliele e leccandogliele, appoggiando tutta la larghezza della lingua e assaporando in una lenta leccata i suoi umori, il suo sapore, premendo leggermente in corrispondenza del clitoride. Delicatamente alterno leccate a baci leggeri, succhio le labbra, racchiudo il clitoride in bocca sfiorandolo con la lingua per poi tornare a leccarne l’accesso, infilandoci la lingua, assaggiandola, bevendola. Con le mani le afferro le chiappe e le alzo leggermente, inclinandole il bacino quel tanto da poter accedere anche al buchino che si contrare e si rilassa sotto la mia lingua, lo bagno di saliva e dei suoi umori, ci premo contro la lingua, sento che si bagna copiosamente, lecco e bevo quel nettare che tanto adoro e infilo la punta della lingua un po’ più in profondità, sento che il buchino mi lascia entrare, si dilata, si rilassa e al contempo sento i suoi gemiti di piacere, il bacino che accompagna i miei movimenti. “Vieni qui” mi sussurra attirandomi a se. In un attimo sono sopra di lei e ci baciamo, mi sfila i pantaloni e io mi tolgo la maglietta, lei si sfila l’abitino e siamo completamente nudi. Riprendiamo a baciarci strusciandoci uno addosso all’altra, godendo del contatto della pelle contro la pelle. Il cazzo è durissimo e pulsante di desiderio, lo indirizzo verso la sua figa bagnata e accogliente, lo struscio tra le labbra un paio di volte poi sento la sua mano afferrarmelo e guidarlo senza indugi ad entrare. Resto appoggiato all’ingresso con il sadico intento di farmi sentire ma non concedermi. È lei che impaziente mi prende per i glutei e mi forza ad entrare strappandomi un sospiro di piacere e dando il via ad un irresistibile frenesia di movimenti. Sono sopra di lei, appoggiato sulle braccia e la guardo mentre continuo ad entrare ed uscire, vedo sul suo volto espressioni di piacere, sento le sue gambe alzarsi per favorire la penetrazione e i movimenti del bacino, gliele afferro e me le appoggio sulle spalle così da guadagnare in profondità. Entro veramente fino all’ultimo millimetro utile, sento la calda morsa attorno al cazzo e lo sfregamento contro le morbide e accoglienti pareti della figa bagnatissima mi procurano piacere intenso e sempre crescente. Geme di piacere, ci muoviamo all’unisono alla ricerca delle sensazioni, sprofondando sempre di più nel nostro mondo, quello fatto di amore e lussuria, eccitazione e piacere. Entrambi siamo sudati, movimenti lenti e ritmati alternati a più profondi affondi ci strappano mugolii di piacere puro. “Ora tocca a te” le sussurro all’orecchio e così dicendo esco, la bacio, scendo verso i capezzoli e glieli mordicchio poi mi sdraio al suo fianco. “Ah sì?” è la sua risposta prima di prenderlo in bocca e cominciare a succhiarmelo con passione e foga, facendolo scorrere fino a toccare la gola per poi uscire nuovamente e assestarmi sapienti leccate e succhiate alla cappella. Il piacere è intenso, totale. Sussulto quando con la mano mi massaggia i testicoli senza mai smettere di succhiarlo. Vederla farmi un pompino è la cosa più eccitante del mondo e io non perdo l’occasione di ammirarla. Bellissima, completamente assorta ed eccitata, la mano a massaggiarmi i testicoli, l’altra a sorreggersi, me lo succhia solo con la bocca e con i movimenti del collo, sapienti. Mi piace così. Ora sono io che la tiro sopra di me, ho voglia di entrarle dentro, nuovamente, per tutto il tempo che mi sarà concesso. Mi bacia, ancora il suo sapore misto al mio. Con una mano le strizzo una chiappa mentre con l’altra le massaggio il buchino del culo, bagnato e morbido. Subito lo sento aprirsi e sento un rivolo di umori bagnarmi il cazzo che nel frattempo è avvolto dalle sue labbra e scorre stimolandole il clitoride e ricevendo in cambio lo stesso trattamento alla cappella. “Lo voglio nel culo, adesso!” è il suo comando sussurrato. “Prenditelo” il mio invito. Non se lo lascia ripetere, una mano appoggiata al mio petto per sorreggersi, con l’altra raggiunge il mio cazzo da dietro, sfilandolo da sotto di lei e appoggiandolo delicatamente all’entrata del culo. Sento subito il buchino dilatarsi per lasciarmi passare, con la mano lo tiene in direzione mentre lentamente si siede sopra di me facendo sprofondare piano la cappella nel culo. Quando è completamente avvolta si rialza, lentamente, sempre tenendo il cazzo ben saldo, per farlo uscire, strofinarlo sulla figa, reindirizzarlo verso il culo e infilarlo nuovamente, sempre lentamente, sempre mantenendolo saldo con la mano. Questa volta entra fino a metà, geme di piacere e comincia un lento movimento che mi porta quasi ad uscirne per poi ridiscendere giù, guadagnando profondità. Accompagna questo già di per se eccitantissimo movimento con un massaggio della mano sul cazzo, una sorta di masturbazione in sincronia con la penetrazione, quando entro la sua mano scende a scoprire quanto più possibile la cappella e a massaggiarmi i testicoli, facendomi provare ondate di piacere puro, la sensazione della stretta del culo attorno al cazzo, liscio, avvolgente, unita al movimento della mano e al massaggio dei testicoli mi lascia senza fiato. Quando si rialza la mano sale con lei, quasi a ritemprarmi e a proteggere dal mondo esterno il cazzo che fino a poco prima era dentro il culo caldo e avvolgente. La penetrazione ben presto è massima e si ferma seduta sopra di me, ansimando per il piacere, con la mano che continua a massaggiarmi i testicoli e il mio cazzo scosso dai fremiti. Ci guardiamo negli occhi sorridendo “Ti amo…” è il mio sussurro “Anche io…” la sua risposta. Le afferro le tette e comincio a massaggiarle e strizzarle provocando gemiti di piacere e attivando un lento ma costante movimento di bacino. Le titillo i capezzoli fino a sentirli turgidi, lei continua a strofinare il clitoride sul mio pube mentre il mio cazzo si muove dentro e fuori di pochi centimetri, sufficienti a far propagare il piacere dal bacino al cervello in ondate sempre crescenti. Sento i suoi mugolii aumentare di frequenza e una colata di liquido caldo bagnarmi ad ogni movimento. Sento il profumo dei suoi umori, vorrei berne, assaporarli e placo la sete succhiandole e mordicchiandole un capezzolo ottenendo l’effetto di farla accelerare e premere maggiormente contro di me. Sento che il mio orgasmo si avvicina ma non voglio ancora, voglio continuare a godermi questi momenti di completo abbandono a noi, di totale appagamento. Sento il piacere invadermi la testa accompagnato dai suoi gemiti, la fermo, la costringo a reclinarsi indietro portando le gambe davanti. In questo modo è seduta sopra di me, appoggiata con le mani dietro la schiena e le gambe aperte, in una posizione che ricorda quella del parto. Il mio cazzo è completamente affondato nel suo culo e la sua figa è in vista, bagnata, rossa per lo sfregamento, gonfia di piacere. La guardo con devozione: è bellissima. Gli occhi che mi esprimono l’amore che prova per me, le labbra socchiuse in un sorriso di piacere, il seno che tondo e perfetto si alza e si abbassa accompagnando il respiro fattosi più veloce, i fianchi morbidi e le chiappe sode appoggiate sulle mie gambe. Gliele afferro e le allargo, guadagnando ancora qualche millimetro dentro di lei e facendola gemere. Le infilo in bocca due dita, me le lecca e io la guardo come fosse una dea. Le estraggo dalla sua bocca solo per giocare con il clitoride. Lo strofino premendolo con le dita, le massaggio le labbra e scendo fino all’entrata, indugio un po’, poi lentamente entro con il pollice, appoggiando il palmo sul clitoride. Sento la sottile parete che separa il cazzo, lo sento dentro di lei, lo sento nel culo. È eccitantissimo non solo per me, infatti riprende a muoversi. Io assecondo i movimenti stimolandola con la mano e muovendo ritmicamente il dito dentro di lei, premendo quasi a pinzare il clitoride tra pollice e palmo. Si bagna ancora. Ora il movimento è ampio, mi fa uscire quasi completamente per poi inghiottirmi fino alla base. Tolgo la mano, ho bisogno di vedere quello spettacolo magnifico. I suoi gemiti salgono sia di intensità che di frequenza aggiungendo eccitazione ad eccitazione. Il mio cazzo scorre, ben lubrificato dagli umori che colano copiosi dalla figa, nel culo rilassato, dilatato, accogliente. La figa che si dilata ad ogni affondo quasi vibrando per il piacere. Sento il mio orgasmo vicinissimo, la guardo negli occhi e vedo che anche lei sta godendo appieno ogni movimento, è completamente persa nel piacere che le dà avermi nel culo e poter gestire sia la profondità che la velocità, ogni respiro emesso è un gemito di piacere. Il ritmo aumenta e anche il mio godimento, sento che l’orgasmo questa volta non sarà controllabile. Anche lei si accorge dal mio respiro accelerato che sono vicino, abbassa una mano a masturbarsi sapientemente. Respiriamo entrambi affannatamente e gemendo accompagnamo il movimento ora meno ampio ma molto più veloce della penetrazione. Improvvisamente viene scossa dalle convulsioni derivanti dal piacere intenso che l’orgasmo raggiunto le provoca, le sfugge un gemito più intenso, prolungato; un rivolo di caldi umori mi bagna ancora, poi arriva anche il mio di orgasmo, vengo dentro di lei accompagnato dai movimenti ormai non più controllabili dei bacini. È un orgasmo intenso, lunghissimo, che ci lascia ansimanti, sudati e soddisfatti. Mi coccola ancora un po’ tenendomi dentro di lei e accarezzandomi con un movimento leggero e piacevole. Riprende a muoversi e il contatto delle sue chiappe contro le mie gambe è adorabile. Le massaggio le tette imperlate di sudore e la bacio. “è bellissimo amore mio” le comunico sentendomi in dovere di esprimere a parole quello che il corpo ha già chiaramente detto. “sì, e non mi stanco mai di fare l’amore con te” è la sua sincera risposta “però mi hai fatto un clistere” ironizza scoppiando a ridere. Faccio il finto offeso per poi unirmi alla sua risata. Pochi movimenti ancora e il cazzo si rilassa scivolando fuori seguito da parte del mio sperma. Raggiungo i fazzolettini e pulisco alla meglio, la faccio sdraiare al mio fianco e ci abbracciamo rannicchiati l’uno nell’altra accarezzandoci e baciandoci, coccolandoci quanto più intimamente possibile per comunicare senza timore l’amore che ci unisce.

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