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...alle volte il fato.
Scritta da: surhama (1)

Introduzione.
Sono di origine araba, ho 30 anni e sono stata ripudiata da mio marito perchè non posso avere figli.
Nel mio paese non siamo, purtroppo, ben viste ed eccomi qui in Italia, dove su suggerimento dei miei genitori, sono venuta a vivere.
Anno 2007.
Per non essere totalmente di peso, ma anche per dimostrare ai miei genitori quanto valgo (i miei genitori sono ricchissimi e sono figlia unica), mi ero trovata un lavoro porta-a-porta come venditrice di aspirapolvere. Il mio itinerario mi portava spesso passare davanti ad una recinzione di circa 200 metri interrotta da due colonne che reggevano un cancello dal quale partiva un lungo viale (circa 100 metri) che portava ad una villa che assomigliava ad una di quelle casette descritte nelle fiabe, fatte apposta per attirare le fanciulle vergini, abitate da un'orco
pronto ad approffitarne solo che io non ero più una fanciulla e tanto meno vergine. Solo l'Ente supremo sa come desideravo entrarci, solo la maestosità del cancello mi incuteva soggezione. Il fato mi venne in aiuto. Un giorno passando davanti alla villa dei miei desideri, un'articolato, perso il controllo, aveva divelto circa 70 metri di cancellata compreso il cancello e relative colonne. Il fatto era accaduto nella nottata per un colpo di sonno, o un malore, del conducente che per fortuna, molto ammaccato ma nulla di grave, era stato portato all'ospedale per gli opportuni accertamenti.
L'ingresso era incustodito nonostante la moltitudine di operati che lavoravano per sgomberare la strada e recuperare l'articolato.
Girai l'auto e mi inoltrai sul viale che porta alla villa chiedendomi come mi sarei comportata di fronte al proprietario che decisamente doveva essere arrabbiato e non poco.
Parcheggiai sulla sinistra davanti ad una costruzione che sembrava essere dei box per auto.
Scesi dall'auto molto emozionata e... anche eccitata, mi stavo chiedendo che cosa mi aspettasse oltre alla porta di ingresso, il ritornare indietro? non era da me per cui mi avvicinai ad una delle tre porte e suonai. Mi rispose lo scatto meccanico di una serrature elettrica comandata a distanza:- Entri, la prima porta a sx. L'ingresso non era molto grande ma cerano altre due porte a sx e una a dx, entrai in quella di sx, era un locale adibito a cucina, non molto grande, perfettamente attrezzato, ammobiliato con cura ed eleganza.
- Venga, si sieda - mi disse indicandomi una sedia- mi stavo preparando un caffè, se lo desidera ne posso offrire uno, un caffè non si rifiuta mai se non per motivi di salute.-
- Grazie, lo accetto volentieri anche se ne ho appena preso uno.-
Quell'uomo poteva avere 30-35 anni, era bellissimo, un fisico perfetto anche se non atletico, si muoveva con eleganza e padronanza di chi è abituato, indossava un paio di pantaloncini corti (non bermuda)tipo tennis color crema e una maglietta a maniche corte dello stesso colore.
- Ha fatto colazione?... qualche biscotto o altro?.-
Ero emozionatissima, farfugliai qualche cosa del tipo- no grazie-, non sapevo cosa dire, da dove cominciare... ma se non sapevo cosa dire era chiaro che non sapessi da dove cominciare.
- Bel guaio, un danno non indifferente- dissi tanto per dire qualche cosa riferendomi alla cancellata.
- Erano mesi che stavo cercando un pretesto per convincermi a spostare il cancello, farlo arretrare di almeno 6 metri per poter entrare senza pericolo di essere tamponati, era troppo sulla strada ed era pericoloso, il caso, sotto forma di articolato, mi ha aiutato a decidere.-
La sua voce era calma, pacata, parlava dell'incidente come se la cosa non lo riguardasse, sarei stata ad ascoltarlo per per, giorni, anni...
Mi spiegò quello che voleva fare e come voleva farlo, era molto chiaro. Parlammo di molte cose di tutto e di niente, forse più di niente che di tutto visto che non mi ricordo nulla di quello che abbiamo parlato. La nostra conversazione fu interrotta spesso dallo squillare del telefono, assicurazione, elettricista, fabbro ecc... ecc... voleva sistemare tutto nel più breve tempo possibile.
Ma suonarono anche alla porta, erano due signori, uno era della assicurazione e l'altro era un'impresario edile.
- Non ho capito bene il suo nome, come ha detto che si chiama?- chiese rivolto a me.
- Non ha capito il mio nome per il semplice fatto che non l'ho detto, aspettavo l'occasione per dirglielo, comunque mi chiamo Surhama-.
- Bene Surhama, mentre io parlo con l'assicuratore per quantificare i tempi e il danno, lei vuole spiegare al nostro impresario quello che c'è da fare per far arretrare il cancello-. E se ne uscì con l'assicuratore lasciandomi con uno sconosciuto. Cercai di cavarmela alla meglio anche se non potevo non pensare a quello che mi era accaduto e che mi stava succedendo vedendomi come protagonista in un fatto che non era mio. Mentre parlavo delle modifiche mi entusiasmavo ed entravo sempre più nella parte tanto che, con mio stupore, mi accorsi di parlare al plurale nella seconda persona, "noi", come se la cosa fosse nostra, anche mia.
Dopo una ora, che mi parve una eternità, il proprietario della villa rientrò giusto il tempo per salutare l'impresario che assicurò che tutto era stato spiegato in maniera molto chiara e che avrebbe inviato, in giornata, il preventivo disponibile ad iniziare il lavoro anche il giorno dopo.
- Non ho capito come ti chiami... o forse non me lo hai detto-.
- Non te lo ho detto, mi chiamo Francesco ecc... ecc...-
- Scusa, ti faccio una domanda, ma tu ti comporti sempre così con le persone che vedi per la prima volta?-
- Non te lo saprei dire, questa è la prima volta che mi distruggono la cancellata, per rispondere talla tua domanda dovrei aspettare la prossima volta-.
Era una logica inattaccabile.
Parlammo ancora fino che l'orologio mi ricordò che mezzogiorno era arrivato. Eravamo passati a darci del tu senza tante cerimonie e forse nessuno dei due si ricordava quando. Seppi che viveva da solo e che la collaboratrice domestica veniva solo i giorni dispari e alla mattina, quel giorno era giovedì.
- Cucino qualche cosa, mi fa compagnia?-
- Mi dispiace veramente ma devo andare... piuttosto avrei necessità di andare in bagno...-
- Niente problema, disponiamo di più bagni anche se credo che te ne basti uno, vieni- mi disse precedendomi per indicarmi la strada, entrò per sincerarsi che tutto fosse in ordine ma non accennava ad uscire.
- Ti ringrazio ma ora posso fare da sola.-
- Ne sono convinto ma vedi, questa casa e, sopratutto il proprietario, godono di una fama unica dell'ospitalità, non posso uscire senza averti aiutato, se la gente lo venisse a sapere la mia immagine ne uscirebbe distrutta.-
- Ma chi vuoi che lo venga a sapere, siamo io e te, io di certo non parlo.- L'urgenza si faceva sempre più urgente.
- Si però... hai mai sentito parlare delle cimici? Delle micro-telecamere, microfoni nascosti?-
- Ma dai? Chi vuoi che venga a installare, in questo bagno, quegli aggeggi?-
- La gente invidiosa, quelli che non aspettano altro per denigrarmi.-
Se non arrivavamo subito ad un compromesso rischiavo di farmela addosso.
- Va bene, facciamo in fretta, slacciami solo la cintura e il primo bottone, per la zip ci penso io.-
Mi slacciò la cintura, il primo bottone e poi fece per far scorrere lo zip.
- A questo ci penso io, ne sono capace.- E intanto l'urgenza si faceva sempre più urgente, la mia fighetta stava davvero facendo miracoli per trattenere la pipì.
- Non lo metto in dubbio, ma cosa direbbe la gente se venisse a sapere che ho iniziato un lavoro senza portarlo a termine, direbbe che sono poco affidabile...-
accidenti in che casino mi ero messa, era meglio se lo salutavo, uscivo e mi fermavo nel giardino a farla.
- Va bene, ma solo lo zip.-
Lo zip scese e con lo zip anche i pantaloni che si ritrovarono alle caviglie. Fece per fare altrettanto con gli slip.-
- E no, questo lo faccio io, anche se è previsto nel programma della casa, questo lo voglio fare io.- Dissi con tono che non ammetteva repliche ma intanto facevo sempre più fatica a trattenermi e, qualche goccia, forse era già uscita.
- Forse non mi sono spiegato, vedi è una questione di principio, se tu mi interrompi, la voce si sparge e poi tutte vogliono fare così, dove andrà a finire la mia reputazione? Davvero non avrei più il coraggio di uscire, sarei costretto a ritirarmi in un convento... sarebbe la fine.-
Non ce la facevo più e mi arresi.
- Va bene, facciamo in fretta...- Non avevo ancora finito di parlare che anche le mutandine raggiunsero i pantaloni alle caviglie. Mi sedetti sulla tazza pensando di poter fare la pipì in pace, non era così, mi prese le ginocchia cercando di allargarmele al massimo nonostante la mia resistenza, si mise in posizione cercando di guardare la mia figa che era agli estremi della resistenza.
- Se mi guardi non riesco a farla, per favore...-
- Se non controllo cosa diranno gli amici, che sono uno facilitone, credulone, che credo a quello che mi dicono senza controllare, che non sono affidabile... insomma mi sentirei emarginato...-
- Non ti basta sentire il rumore?-
- E chi mi dice che sia veramente la pipì e non una imitazione?-
Non c'era nulla da fare, ormai trattenerla ancora era impossibile, lasciai libera la mia fighetta e la pipì, non più trattenuta, cominciò a scendere. Ero eccitata per quello che mi stava accadendo e nel vedere che Francesco guardava la mia pipì uscire dalla figa con un leggero sibilo, cadere nella tazza con il tipico rumore, era la prima volta che lo facevo con un spettatore e non mi sentivo per nulla in imbarazzo anzi, ne ero felice. La mia figa se avesse potuto parlare, mi avrebbe ringraziato.
Quando anche l'ultima goccia uscì, Francesco prese della carta igienica per asciugarmela.
- Questo lo faccio io.- Dissi in tomo perentorio, o per lo meno, da farlo sembrare tale.
- Non puoi farmi questo, è come se all'Ente Supremo qualc'uno avesse vietato di portare a termine la creazione del mondo, sarebbe stato un danno imperdonabile.-
Lo lasciai fare, la mia figa era bagnatissima e non solo per la pipì, la asciugò molto bene in più riprese soffermandosi in corrispondenza della clitoride, era gonfia, ero eccitatissima, confusa per quello che mi stava succedendo con uno sconosciuto, una persona al primo incontro... Intanto la fighetta era asciugata, almeno per il momento, sentivo i miei umori colare... mi alzai per rivestirmi ma non era finita. Mi accompagno davanti al bidet e mi fece sedere con il viso rivolto verso il muro, per farmi stare comoda mi tolse pantaloni e slip che finirono a terra. Ormai non sapevo più cosa fare, ero completamente in sua balia, se davo retta alla mia figa avrei dovuto saltargli addosso e farmi scopare ma, mi era rimasta ancora un poco controllo, di volontà, a quella feci appello.
- Il pacchetto della casa prevede anche il lavaggio...-
- Si, ho capito, la ospitalità della casa, la gente che potrebbe mormorare... ecc... ecc... capisco...-
Così seduta la mia figa era aperta, la sua mano scorreva leggera sul mio pelo (piuttosto abbondante) le sue dita accarezzavano le grandi, piccole labbra, la mia clitoride scivolando leggere grazie anche alla mia copiosa lubrificazione.
- Non apri l'acqua?- Le domandai, visto che i rubinetti rimanevano chiusi.
- Non hai mai sentito parlare del lavaggio a secco?- Intanto la sua mano continuava ad accarezzare la mia figa che bolliva, l'altra sua mano mi accarezzava le tettine, (una seconda leggermente abbondante), l'eccitazione saliva e sentivo che stava per arrivare anche l'orgasmo, il mio corpo si irrigidì, il mio respiro diventò affannoso e dalla mia bocca cominciarono ad uscire dei gemiti, appoggiai la testa sul muro di fronte e aspettai l'orgasmo che arrivò dolcissimo, violento. Fu meraviglioso. La sua mano si fermò sulla mia figa coprendomela come fosse un grande cucchiaio.
Appena attenuatosi l'orgasmo feci per alzarmi.
- Non è andato troppo bene il lavaggio a sesso, anche se è molto pratico, credo sia meglio quello tradizionale con acqua, non hai fatto altro che lamentarti, sussultare, gemere.- Disse in maniera ironica.
Pensando, immaginando a quello che poteva essere il seguito farfugliai:- Credo di si...che il lavaggio alla vecchia maniera, quella dei nonni sia migliore.-
Aprì il rubinetto, l'acqua era abbastanza calda, il getto centrava la mia figa facendo aumentare la mia eccitazione dandomi un senso di piacere. Non ci volle molto perché raggiungessi anche il secondo orgasmo che, per intensità, fu superiore al primo. Quando la mia figa si fu calmata mi alzai e Francesco, con una salvietta di stoffa delicata, me la asciugò per bene, stava avvicinando la sua bocca al mio clitoride quando suonò il telefono, si alzò per andare, in cucina, a rispondere. Non so cosa sarebbe successo se il telefono non lo avesse disturbato, interrotto io non sarei stata certamente in grado di reagire. Ne approffitai per rivestirmi, raccattai slip e pantaloni per indossarli ma... non indossai gli slip, li attaccai alla maniglia interna della porta in maniera che non li vedesse subito, indossai i pantaloni mettendo fra la mia figa e i pantaloni, abbondante carta igienica, sentivo che i miei umori continuavano a scendere e non volevo che mi vedesse bagnata, ero ancora eccitatissima, mi aggiustai i capelli alla meno peggio uscii quasi di corsa non prima di averlo salutato, era ancora impegnato nella telefonata che sembrava essere molto importante, mi fece dei cenni come dire spetta ma uscii, salii in macchia e partii ancora frastornata, incredula per quello che mi era successo.

continua prossimi giorni.

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