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"L'amitiť"
Era l'ottobre del 2005. Io ero in attesa al sesto mese di Elisabetta, la mia prima bambina, quando vennero ad abitare nel nostro condominio due studenti senegalesi. Uno di loro, Amadou, lo chiamavamo "l'amitié" perché aveva l'abitudine di attaccare bottone con tutti i vicini e le vicine dicendo nel suo italiano misto di francese che conosceva poca gente a Bologna e che gli sarebbe piaciuto fare amicizia, "amitié" appunto, con degli italiani. Molti nel condominio erano seccati dal suo comportamento e si erano già lamentati presso il proprietario. Io e mio marito ci ridevamo sopra, e comunque a lui i neri non sono mai piaciuti e non perde occasione per parlarne male, dicendo che sono sporchi, maleducati, fannulloni, eccetera.
Un giorno mentre ritornavo a casa con le buste della spesa piene, Amadou mi vede e mi saluta sorridente come sempre. Era alto almeno un metro novanta con la pelle nerissima, la corporatura slanciata e muscolosa e le labbra grosse e pronunciate. Era anche molto giovane, avrà avuto poco più di vent'anni. Mi prende le buste della spesa e mi accompagna fino a casa. Nel vederlo così pieno di premure verso una donna in attesa provai come un senso di colpa per il modo in cui ci facevamo beffe di lui e lo invitai a casa a prendere un caffè.
Restammo seduti per quattro ore sul divano a chiacchierare. Lui non smetteva di parlare e mi raccontò praticamente di tutta la sua storia, di quando aveva lasciato la moglie di appena sedici anni per venire a studiare in Italia, delle sue difficoltà nell'ottenere il permesso di soggiorno e del modo in cui, a suo dire, tutti lo rifiutavano perché era nero, incluse le ragazze. Mi chiese se a me piacessero i ragazzi neri. Io sorrisi cercando di nascondere l'imbarazzo - ma che invadente - pensai - fare certe domande a una donna sposata e futura madre.
- se sono belli perché no - risposi. Lui replicò che tutte le italiane dicevano così ma poi si comportavano da stronze. Mi chiese anche se fossi incinta di mio marito o di un altro, e se avessi mai fatto sesso con un uomo di colore. Io cercavo di rispondergli nel modo più elegante possibile. Mi rendevo conto che per lui era completamente naturale fare certe domande, ma io ero molto inquieta, sentivo le mie difese retrocedere ogni volta che mi toccava rispondergli, e un gradevole bruciore farsi strada nel mio ventre. Ero poi affascinata da quelle labbra così carnose e invitanti, immaginavo il sapore che avrebbero avuto. Mi congedai da Amadou dicendo che mio marito sarebbe arrivato presto. Aprii la porta di casa controllando che i vicini non stessero spiando... chissà che cosa sarebbero andati a insinuare in giro 'sti vecchi rimbambiti se avessero visto che l'amitié era venuto a trovarmi in casa! Nel farlo uscire gli misi le mani sulle spalle e alzandomi sulle punte dei piedi gli feci abbassare la testa fino a quando le sue magnifiche labbra rigonfie toccarono le mie. Fu un bacio velocissimo. Lui sorrise dicendo con il suo accento: - tu sei una italiana brava - Ero bagnatissima, volevo fare l'amore.

Quella sera mio marito era disfatto più del solito dal lavoro e si addormentò prima ancora che gli portassi il cuscino, di coccole alla sua mogliettina in attesa neanche a parlarne, che stronzo!

Incontrai Amadou il mattino dopo stesso nel pianerottolo, ma mi accorsi che stavano arrivando i nostri vicini impiccioni, allora gli dissi a voce bassa: - vieni da me oggi pomeriggio che mio marito non c'è - e proseguii facendo come se niente fosse, ma ero di nuovo tutta eccitata come una ragazzina, davvero speravo che avesse ricevuto il messaggio.
E lui a mezzogiorno era già dietro la porta di casa! Appena entrò ci baciammo, questa volta a lungo e abbracciati. Sentivo le sue labbra calde intorno alla mia lingua e godevo, mordicchiavo quelle labbra e godevo, le mie dita scivolavano sulle sue spalle e sul petto. Lui infilò le sue grandi mani nere sotto la mia vestaglia e prese ad accarezzarmi prima i fianchi, poi il pancione, poi le mammelle ingrossate dalla gravianza (e che brividi!) per poi scendermi giù fra le gambe.
La differenza di statura fra lui e me era tale che sentivo il suo affare premere sul mio pancione sopra l'ombelico fino all'altezza del seno. In un attimo vidi sfoderarsi verso di me un membro di venticinque centimetri tutto nero che si prolungava in un glande decisamente più largo della mia bocca. - Non così in fretta - gli dissi, ma lui rispose che aveva troppa fame e non ce la faceva più ad aspettare neanache un secondo. Allora iniziai a fargli un pompino dietro la porta d'ingresso, o almeno cercai di fare del mio meglio alle prese con quella cappella smisurata. Con le mani stringevo le tette intorno al suo cazzo e questo gli piaceva. Smisi che non ce la facevo più ad aprire le mascelle, quel coso era diventato ancora più grosso. Mi sollevò come una piuma e senza allontanarci troppo dall'ingresso mi appoggiò seduta sul mobile del corridoio con le gambe divaricate e la fica ben aperta. Era troppo grosso!!! sentivo ogni centimetro di quell'uccello smisurato spingersi con forza in profondità e riemergere, mentre io con le mani mi reggevo il pancione. - fai piano, ti prego - gli dissi. - comeeee? - rispose lui, e subito si mise a pistonare più forte. Mi bruciava e mi faceva un male tremendo nonostante fossi tutta bagnata. Senza l'effetto dilatante della gravidanza non sarei neppure riuscita ad accogliere nel mio corpo quell'enorme animale affamato di fica. Iniziai a gemere di piacere. Lui all'improvviso si mise a urlare come se stesse per spaccare tutto e sentii un getto di fluido caldo rovesciarsi nella mia passerina piccola piccola stretta intorno a quel gigante africano. Continuammo a scopare per tutto il pomeriggio. Prima di andarsene mi chiese: - domani c'è tuo marito? - sì - gli dissi - però non ti preoccupare, ci rivediamo presto. - Da quella volta non ho saputo più niente di Amadou e del suo compagno. Forse non gli avevano rinnovato il permesso di soggiorno, forse il padrone di casa li aveva sfrattati, forse avevano avuto guai con la polizia. Mio marito continuava a scherzarci su: l'amitié non è riuscito a fare amicizia in questa zona e se n'è andato.
Io non ho più dimenticato il dolore e il divertimento di quella volta, e facendo l'amore qualche volta chiudo gli occhi e penso alle sue labbra.

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