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Claudia la pornocollega ( 10-10-2014 )
Claudia attendeva i tre colleghi nella stanza delle fotocopie. Quella mattina aveva deciso di andare in ufficio conciata come una troia. Indossava una giacca grigio scura gessata con la vita molto stretta in vita da una cintura di cuoio nera molto alta, una minigonna grigia molto aderente, calze nere e scarpe lucide nere con vertiginosi tacchi a spillo di metallo dorato come la fibia della cintura. Sotto la giacca, scollata in alto, indossava solo un reggiseno che metteva in bella mostra le poppe voluttuose ed arrapanti.
Si era truccata come una mignotta indossando anche un paio di occhiali da segretaria maiala col fermo proposito di eccitare tutti i maschietti del suo ufficio.
Entrò nell’open-space dove si trovava la sua scrivania e si recò alla sua postazione sculettando come una battona e ammiccando come una maiala ai tre colleghi che da tempo le facevano proposte piuttosto oscene che non mancavano mai di eccitarla, ma a cui con sguardo malizioso rispondeva “Dai ragazzi! Sono una donna sposata!”.
Il primo SMS non tardò ad arrivare, diceva “Oggi sei proprio una puttana”.
Claudia per tutta risposta si girò verso il mittente porto lentamente gli occhiali sulla punta del naso ed esibì un rapido e sapiente colpetto di lingua, la mano di lui era inequivocabilmente sotto la scrivania e si muoveva languidamente sul cazzo già bello duro sotto i pantaloni.
Era il momento di rompere ogni indugio. Claudia inviò a tutti e tre un MMS con una sua foto molto porno scattata da qualche suo amico in una delle sue numerose performance erotiche, con cui cornificava da tempo il marito, seguita da un messaggio “All’intervallo vi succhio il cazzo a tutti e tre, vi aspetto nella stanza delle fotocopie”.
Il fatidico momento era giunto, Claudia era arrivata qualche minuto prima. Voleva farsi trovare appoggiata alla fotocopiatrice alla pecorina in modo che i tre, entrando, vedessero come prima immagine la troia svaccata che muoveva il culo esibendo i tacchi a spillo. Appena i tre aprirono la porta lei, continuando a sculettare, girò la testa verso di loro mostrando una delle sue facce da porca e disse “Avete visto? Sono spostata ma sono anche tanto puttana. Forza stalloni non perdiamo tempo, diamoci da fare”. I tre chiusero la porta e si avventarono su di lei. In due le si affiancarono liberando dalle mutande il cazzo già durissimo. In una frazione di secondo Claudia iniziò ad accarezzare e graffiare delicatamente le loro palle gonfie giocando con piccoli e sapienti colpetti di dita e di lingua per poi scappellare con un colpo secco quei cazzi eccitati per menarli contemporaneamente. Il terzo collega si piazzò dietro di lei, la afferrò per le poppe e le fece sentire il cazzo duro sotto i pantaloni premendolo sul suo culo che stava ancora ondeggiando. “Lo senti il mio cazzone enorme troia?! Senti com’è duro solo per te…” – “Siiiii dimmelo che sono una troia…appoggiami il cazzo…palpami le tette mentre faccio una bella sega ai tuoi amici”.
La fica di Claudia iniziava a sbrodolare copiosamente e lei aveva proprio voglia di eccitarsi ancora di più staccando un bel pompino a tutti quanti, girandosi verso il collega dietro di lei disse con voce colma di libidine “E’ ora di mantenere le promesse, datemi il cazzo che adesso la maiala ve lo succhia per bene indossando i tacchi a spillo” e subito si accucciò facendosi circondare da tutti quegli uccelloni cominciando a leccarli e a ciucciarli con dedizione. I ragazzi ansimavano in preda alla libidine più sfrenata i cazzi erano durissimi, Claudia scostò con un dito le mutandine sgrillettandosi la fica e intensificando il gioco di lingua e di labbra con l’aumentare della propria eccitazione, fino a che uno dei tre porcelloni si sdraiò sul pavimento della stanzetta e la vacca si impalò a smorza candela sul suo palo duro e bagnato senza neanche togliersi le mutandine.
La puttana andava su e giù con movimenti ritmici e sempre più veloci gemendo e ansimando per il piacere. La sua faccia era una maschera di libidine e questo infoiava a dismisura gli altri due maschi che continuavano a sbatterle il cazzo duro in bocca, giù fino alla gola per poi indugiare con la punta della cappella sulle labbra e sulla lingua guizzante. I due in piedi avevano perso ogni controllo e urlavano oscenità “Lo sai che sei una grandissima troia vero? Succhia bene il cazzo puttana…non ti fermare” – “Oh si che sono troia…sono la vostra collega puttana…ditemelo…ancora…ditemelo che sono una troia che mi svacco ancora di più”. Non fece in tempo a finire la frase che si sentì sollevare per le braccia e si ritrovò col culo sulla fotocopiatrice. Il collega su cui si stava impalando si alzò in piedi in un balzo le spalancò le cosce permettendole di appoggiare i polpacci sulle sue spalle e iniziò a fotterla selvaggiamente dicendo “Ma tu marito lo sa che sei così vacca quando vieni in ufficio? … E che ti fai fottere dai tuoi colleghi? Puttana!” – “Mio marito non sa un cazzo e non deve sapere un cazzo se volete che continui ad essere la vostra mignotta, riempirlo di corna è una delle cose che mi eccita di più al mondo! E adesso voi due bastardi non fatevi pregare, fatemi vedere come leccate i miei tacchi a spillo!”. I due non se lo fecero ripetere iniziarono a leccare smanazzandosi il cazzo e continuando a dire oscenità fino a che Claudia non scese dalla fotocopiatrice e si rimise alla pecorina mettendo in bella mostra la sua fica rasata sotto la gonna ormai sollevata fino alla vita: “Adesso cambiamo cazzo…voglio essere chiavata con un dito nel culo!”. Un altro dei tre prese le poppe della troia e, pizzicandole i capezzoli, ficcò in un sol colpo il suo cazzo durissimo nella fica ormai allagata. Gli altri due, prima indugiando poi penetrandola, iniziarono a giocare intorno al suo sfintere. Claudia era fuori controllo: dimenava il culo, sbatteva la testa, girava gli occhi fino a far sparire le pupille, saettava con la lingua all’impazzata. I suoi non erano più gemiti ma rantoli, a ogni colpo di cazzo ben assestato sembrava posseduta da un’entità malefica che sconquassava le sue carni. Trovò la forza di dire con voce spezzata e innaturale “Nel culo…la puttana lo vuole nella fica e anche nel culo…”. La tirarono su, uno dei maschi si mise davanti a lei ficcandole il cazzo duro nella fica, in piedi e sostenendole una coscia. Un altro, dietro di lei, le spinse il cazzo tutto su per il culo mozzandole il fiato per lunghi interminabili secondi, il terzo le ficcò la lingua in bocca che sapeva di cazzi mentre si faceva una sega. A quella doppia penetrazione, in piedi, nella stanza delle fotocopie, Claudia perse definitivamente il controllo: “Troiaaaaaa…sono una troooiaaaaaa…alla faccia di quel pezzo di merda cornuto di mio marito…mi faccio chiavare nella fica e anche nel culooooo…siiiii che sono puttana…ditemelo che sono una puttana…godoooooooooo…mi fate godeeereeee porciiii…siiiii…voglio i vostri cazzi per sempre…li voglio dappertutto…siiii…i cazziiiii…ovunque…in bocca…nella fica…nel culo…solo cazzi!!!!!”. Senza neppure sapere come, si trovò sul pavimento, a quattro zampe, come una cagna in colore, penetrata alla pecorina da due cazzi nella fica e nel culo e con un cazzo enorme in bocca davanti a lei. “Vi prego…vi scongiuro…sborratemi adesso…tutti e tre insieme…riempitemi di sborra calda…tutti contemporaneamente…litri di sborra…nella bocca…nella fica…nel culo”. Successe veramente. Claudia sentì i cazzi vibrare in modo inequivocabile, tutti all’unisono, e percepì un urlo distante...innaturale, tre voci indistinte tutte insieme “Oooooohhhhoooooooo sboooooooorrrrooooooooooo”. Gli schizzi di sborra calda arrivarono come un fiume in piena, tutti insieme.
Il culo e la fica di Claudia colavano sbroda calda e lei sentiva la sborra arrivargli fino allo stomaco. La bocca era piena e poi la faccia, gli occhiali, i capelli…dimenava la testa, strabuzzava gli occhi. E così arrivò! Prima lentamente, lontano e poi sempre più intenso incontrollabile: l’orgasmo perfetto. Forse sarebbe svenuta, non avrebbe retto a tutto quel piacere così intenso…urlò, come una sirena che cresce di intensità con il diminuire della distanza…avrebbe sentito tutto il palazzo ma non gliene fotteva un cazzo: dopo un orgasmo così poteva anche morire. Dalla fica litri di liquido seminale si riversarono sul pavimento allagandolo e lei si lasciò andare sfinita sopra quel lago di viscoso piacere con tutto il vestito zozzo di sborra, ma appagata come non mai.
Da quel giorno in pausa pranzo era un po’ più difficile fare fotocopie. La stanza era occupata da Claudia e, non necessariamente, dagli stessi tre colleghi di quella prima volta.

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