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SORELLA AMANTE ( 15-04-2015 )
Qualche mese fa è accaduto quello che non doveva accadere: Mai sorella Francesca ed io siamo diventati amanti. Sono Diego, un uomo di 43 anni, se vogliamo un po perverso e donnaiolo. Per questo motivo mia moglie 8 anni fa mi ha lasciato e da 3 sono divorziato. Sono ritornato ad abitare da solo nella vecchia casa paterna e, nel frattempo i miei genitori sono entrambi deceduti. Frequento assiduamente la casa di mia sorella Francesca; con mio cognato Alfonso, un uomo di 61 anni, benestante, con un lavoro di rappresentanza alquanto redditizio, andiamo perfettamente d'accordo: a lui piace vedere le partite di calcio insieme a me per cui la domenica sono sempre da loro. Mia sorella Francesca è una bella donna 50 enne: capelli e occhi castano chiari, bocca sensuale, molto carina; fisicamente provocante nonostante la non più giovane età. Siamo stati, fin da ragazzi, molto legati grazie anche ad un rapporto di estrema confidenza e complicità. Figuratevi che, considerati i 7 anni di differenza, era la mia consigliera nei miei rapporti con le ragazze. Era civettuola e aveva avuto più di un ragazzo. Non di rado, specialmente quando i nostri genitori erano usciti, non ci trovava niente di male a stare in reggiseno e mutandine ed era pure normale che lei mi vedesse il slip. Si andò oltre quando, io 17 enne, frequentavo una ragazza e lei mi chiese cosa facevamo quando ci appartavamo. Era pronta a scommettere che non la sapevo nemmeno baciare. "Certo! Me lo vorresti insegnare tu?". Caspita! Lo fece davvero. Unimmo le nostre bocche e sentii la sua lingua dentro la mia. Non fu l'ultima volta. Ci prendemmo gusto e ogni qualvolta era possibile ci baciavamo anche sul letto. Si accorgeva del mio cazzo duro e me lo diceva. Finché un giorno, trovandomi da solo in casa, mi stavo segando chiuso nella mia stanzetta. Ad un tratto la porta si aprì, era rientrata prima del previsto, e sorpreso mi mortificai cercando di coprirmi. Si avvicinò e mi chiese se la mia ragazza me lo facesse. Avevo 18 anni; lei 25 ed era già fidanzata con Alfonso; si sarebbero sposati dopo 2 anni. Sedette sul bordo del letto, mi tolse il cuscino con il quale mi ero coperto e, ammirando il mio cazzo che nel frattempo era diventato mezzo moscio, mi disse che l'avevo grosso. Al che lo impugnò e, prima lentamente e poi quando ritornò duro, sempre più velocemente, lo segò. Mi chiese se mi piacesse. Risposi di si e disse che l'avevo più lungo e più grosso di Alfonso. Quando sborrai disse: "Quanta ce ne hai?" Mi prese le palle con l'altra mano e continuò. "Che fa? Ce li avevi pieni questi coglioni ehee?". Non fu l'ultima volta. Anzi la volta successiva mi disse che vi faceva una sorpresa. Infatti si sfilò la gonna e le mutandine. Naturalmente era la prima volta che vedevo la sua fica. Ci masturbammo a vicenda e godemmo intensamente. Non aspettavamo altro che restare da soli a casa e una volta che i nostri genitori si assentarono per un fine settimana con gli amici, passammo tutta la notte assieme sul letto matrimoniale. Mentre ci rotolavamo limonando e baciandoci, ci ritrovammo lei sotto ed io sopra col cazzo che faceva pressione sul suo pube. "Ma sei pazzo?" "Che c'è?" "Tienilo lontano da lì. Cosa vuoi combinare? Sono vergine" Mi apostrofò. Dopo essersi svincolata mi ficcò la lingua in bocca e poi, sorridendo, vergognandosi, mi chiese se glielo volessi mettere dietro. Lì non era vergine e ne aveva presi un paio. Quello di Alfonso no. Una settimana prima che si sposasse mi fece un pompino. Fu l'ultimo atto. Una volta sposata tutto finì. Poi mi sposai io e tutto diventò un vecchio ricordo. Mia moglie mi lasciò quando mi sorprese a letto con una sua amica. Con mio cognato e mia sorella incominciammo a vederci quasi giornalmente. Devo dire che Francesca, di tanto in tanto, veniva a casa mia per mettere, come diceva lei un po di ordine. Io, da parte mia, scopavo con qualche collega o con qualche vecchia amica. Andiamo a qualche mese fa. E' domenica, subito dolo le festività natalizie. Come tante altre volte mi trovo a pranzo da loro. Francesca sta poco bene: influenza, mal di gola e disturbi vari. Alfonso dovendo assentarsi per 3 giorni per motivi di lavoro, mi prega di restare a dormire lì per non lasciarla sola. Non ho alcun problema. Nel tardo pomeriggio Alfonso parte in quanto l'indomani mattina avrebbe dovuto partecipare, di buon ora, ad una riunione di lavoro. Tutto normale quella domenica sera, anche se Francesca, con un paio di fusò addosso che mettono in evidenza la forma delle cosce e del culo che traballa tutto quando si muove, mi mette una certa agitazione. Mi sistemo nella stanza del figlio che è fuori. Notte quasi tranquilla: qualche colpo di tosse e qualche lamentela quando suona la sveglia per prendere l'antibiotico. Mi sveglio pure io e dall'altra stanza le chiedo se avesse bisogno. Mi dice di no. Quando mi alzo per andare in ufficio me la vedo spuntare per prepararmi il caffè. Le dico che non era il caso ma risponde che sta meglio. Rientro il pomeriggio e la trovo veramente molto meglio rispetto al giorno prima. Indossa una gonna di colore fucsia e una maglietta bianca. Si vede chiaramente che non ha reggiseno. Al collo un leggero foulard. Serata tutta normale fino a quando, dopo cena, in divano, incominciamo a vedere un film con la Bellucci con scene di sesso. Siamo seduti sul divanetto a due posti nel grande soggiorno con annesso cucinino. Siamo a contatto; anche perché è seduta con le gambe ripiegate sul divano e le sue ginocchia e ben 15 cm di cosce scoperte sfiorano le mie cosce. Io sono con un sotto tuta di cotone e una maglietta a maniche corte; a casa con i riscaldamenti si sta bene. La scena che si presenta è molto erotica e intrigante. "Quanta è bona la Bellucci" dico, "Si, è proprio bella" dice lei. Mi eccito e sento il cazzo pulsare. "Porca miseria, guarda che fa. Guarda che brava" dico. "Ma sta recitando" "Immagina nella realtà". Segue qualche secondo di silenzio imbarazzante e dico: "Dimmi la verità non ti ecciti?" "Io? Allora tu? Che ti sembra che non me ne sono accorta?". Questo è come un lasciapassare; appoggio la mano sinistra sulla sua coscia, "Ma che fai? Monica Bellucci è là, io sono tua sorella" "Eva be ma tu non sei da meno" "Ma che dici? Si uguale. Sei diventato scemo?". Però la mia mano è ancora là e lei non me la toglie. La lusingo dicendole che sono eccitato per lei. Arrossisce e mi dice che sono matto. Insisto con la mano sulla coscia e anzi prendo ad accarezzarla. Mi giro leggermente e con la mano destra prendo la sua sinistra e la porto sulla mia eccitazione. Cerca di liberarsi ma io la trattengo. "Ma dai sei mio fratello, cosa ti salta in mente?" "Chissà se te lo ricordi il mio cazzo?" "Ma come parli? Sono tua sorella" "Ti ricordi come ci divertivamo quando eravamo ragazzi?" "L'hai detto, eravamo ragazzi". Intanto tastava il cazzo e guardava lì con insistenza. "Che male c'è?" sussurro. "Si che male c'è". Intanto non trattengo più la sua mano ma lei continua a tastarlo. Tolgo la mano dalla coscia e porto il braccio sulle sue spalle; la tiro a me e le mie labbra sono sulla sua guancia e sul suo orecchio. Sospira e sussurra: "Ma sono tua sorella" "E allora?". E' mia sorella ma quando cerco la sua bocca me la fa trovare pronta ad accogliere la mia lingua. E' un bacio leggero, ma nel frattempo intrufolo la mano destra fra le cosce e con la mano destra le dico di allargarle. Tasta il cazzo con più decisione, riporta le gambe giù e subito la mia mano è sulle sue mutandine. Si stacca dalla mia bocca e geme. La gonna è tutta su e ammiro le sue cosce. Le dico che sono ancora bone come allora. "Si, precise" dice. Ricerco la sua bocca e questa volta ci baciamo con più sensualità. Sembra affamata e porta pure l'altra mano sul cazzo. Bocca a bocca le sussurro di tirarlo fuori e dice di no e che anzi la dobbiamo finire lì. Mi stacco e, sollevandomi leggermente, tiro giù la tuta e gli slip. Il cazzo balza fuori prepotentemente. Non può fare a meno di guardare. l'Impugno. "Guarda che voglia che ha di te! Ti ricordi che mi dicevi che era il più grosso che avevi visto?". Mi guarda e fa la mossa come per darmi un ceffone, ma io insisto e, per stuzzicarla le dico che magari, in tutti questi anni, avrà avuto a che fare con qualche cazzo più grosso del mio. Questa volta un ceffone leggero me lo da davvero, "Ma come ti permetti? Che credi? Nemmeno a pensarlo, ma insomma..." La interrompo ficcandole la lingua in bocca, prendendole la mano e riportandola sul cazzo questa volta nudo. Mentre ci baciamo, questa volta oscenamente, prende a segarlo strappandomi sospiri di piacere dentro la sua bocca stessa. Non è che su questo divanetto potessimo stare comodi, ma non voglio fare sfuggire il momento magico, per cui mi sdraio per come posso, con le gambe oltre il bracciolo e usando l'altro come cuscino, e la tiro tiro su di me. Il mio cazzo è fra le sue cosce completamente nude in quanto la gonna è arrotolata sui fianchi. Ricominciamo a baciarci e a succhiarci e intrufolo le mani nelle mutandine a palparle le chiappe. Apre e chiude le cosce e preme il bacino nel tentativo di gustarselo. Mugugna mentre ci succhiamo. Forzo l'ano con un dito e sussurra di no mentre mi succhia la lingua. Non le do retta e le ficco il dito dentro mentre con l'altra mano le sfilo le mutandine. Il cazzo è proprio fra le sue cosce divaricate davanti alla sua fica. Si muove nel tentativo di sistemarselo. La sua bocca è dentro la mia e i suoi capelli mi coprono il viso. Vado ancora più dentro con il dito e sussulta. Le ricordo che il mio cazzo nel culo le piaceva, in tutta risposta va giù con la mano e, facendo leva sulle ginocchia, si sistema il cazzo nella fica gridando di piacere. I nostri visi sono impastati di saliva ma continuiamo a succhiarci mentre lei geme dentro la mia bocca. Si muove velocemente sopra di me e presto, come se non scopasse da chissà quanto tempo, scoppia in un orgasmo impetuoso sussurrando: "Siii che bello!". Si placa e se lo gusta ancora muovendosi lentamente. Le sussurro che sembra affamata. Mi dice di stare zitto, mi intima pure di toglierle il dito dal culo e di venire così la facciamo finita. Invece di sfilarle il dito dal culo gliene infilo un altro e sussultando dice che si fa male. Rido e le ricordo che ce l'ha ben collaudato fin da quando era ragazza. Mi dice che sono stronzo ed io manifesto la mia intenzione di incularla come una volta. Risponde di no e se non mi sbrigavo a venire mi avrebbe lasciato così. Ci fissiamo negli occhi. Ha l'espressione di rimprovero. vado per sfilarle la maglietta. Prima dice no e poi, mettendosi ritta, se la sfila lei stessa dopo essersi liberata del foulard. Gioco con le sue tette e le dico che sono più appetitose ora che quando era ragazza. Mi lascia fare. Riprende a muoversi su e giù e mi chiede:"Ma tu quando finisci?" "Quando tu sei completamente soddisfatta perché, a quanto pare, ne hai bisogno". Mi schiaffeggia a mo di carezza. Le dico di spostarci a letto. Mi dice che me lo posso dimenticare ma io insisto dicendole che se non sto comodo non vengo. Ride. "Quante ne hai? Come sei diventato difficile!". La spingo su; si alza, scende dal divano e tira giù la gonna. Mi alzo pure io e mi libero completamente del sotto tuta, degli slip e della maglietta. Lei raccoglie la sua, le mutandine e ci avviamo insieme. Le sue tette rimbalzano ad ogni passo. La stuzzico. "Si, scherza. Cerca di sbrigarti e finiamola sta storia" dice seccata. Mentre ripiega il copriletto le sgancio la gonna. "Ma quanto sei spiritoso!" dice cercando di mantenerla su. Riesco a farla scendere giù fino ai piedi e poi mi sdraio. Sale pure lei e non sa in che posizione vorrei. Lo impugna; chissà, magari se ne vorrebbe uscire con una sega, ma le mie intenzioni sono diverse: per lei doveva doveva essere l'epilogo, per me l'inizio. Allora mi metto di traverso con la faccia all'altezza della fica. Continua a segarmi e mi dice di non mettermi strane idee in testa, ma non appena prendo a giocare col clitoride geme e si lasci andare. Riflette e dice che lei aveva già goduto abbastanza. Non le do retta e prendo a leccarla. In un primo momento sembra restia ma non appena la mia lingua raggiunge il clitoride mi lascia fare. "ahaaa! Ancora? Siiii" geme. Glielo prendo fra le labbra e sussulta. Siamo messi di fianco e solleva la coscia sinistra per darmi più spazio. Apro le grandi labbra ed esploro con la lingua. Muove il bacino e prende a segarmi velocemente: le ficco la lingua dentro e, istintivamente, solleva di più la coscia sinistra. Si dimena. Vorrei ficcarglielo in bocca ma non le dico niente perché voglio che sia lei stessa. Infatti il desiderio è tale che subito lo prende in bocca e lo succhia mentre gioca con le palle. Gemiamo insieme e non protesta più di niente. Le mordicchio il clitoride, le ficco due dita dentro e subito esplode agitandosi tutta. Tra sospiri e parole che non capisco mi dice di continuare così perché è bello. Mi lecca le palle. Io il culo e mi dice di smetterla perché non le va. Però le piace e si dimena. Il suo gioco di bocca è così sensuale che mi va di guardare. Continuo a a torturarle la fica con la mano e, alzando la testa mi godo il suo pompino pure con gli occhi. Sento di non resistere più. Non so se capisce che sto per venire; il fatto sta che le sborro in bocca mentre lei si agita per l'ennesimo orgasmo. Si alza, apre il cassetto del comodino, prende un pannolino, si pulisce il mento e lo porge a me. Dopo di che si dirige in bagno. La guardo mentre va via: è proprio bona mia sorella. La sento ritornare e le dico di spegnere la televisione. Non mi da retta; entra in camera e mi richiama perché sono ancora nudo disteso a letto. Lei sta per vestirsi; ci ripensa e decide di mettere direttamente il pigiama. E' sotto il cuscino; sta per prenderlo ma io l'afferro per un braccio e la porto su di me. Ci ritroviamo come abbiamo iniziato sul divano e, dimenandoci, il cazzo trova la strada giusta. Si muove e sussurra: "Che intenzione hai di passare tutta la notte così?" "Magari ci riuscissi!" Sorride. "Certo che per te sarebbe uno spasso" dico. Riscontro un atteggiamento di complicità e ne approfitto: ci rotoliamo facendo un mezzo giro e ci ritroviamo lei sotto ed io sopra. Mi tiro su in ginocchio fra le sue cosce e le sferro due colpi di reni che la fanno traballare tutta. Le sfilo il cazzo dalla fica, le sollevo il bacino e mi chino a leccarla con lunghe slinguate che vanno dalla peluria del pube fino all'ano. Non ha più ritegno di manifestare il suo piacere. Se non approfitto ora di fare una rimpatriata nel suo culo allora quando? Ripiego le sue gambe verso di lei e il suo bacino è tutto su; sia la fica che il culo sono alla portata del cazzo. Glielo metto in fica; due colpi; grida di piacere; glielo sfilo e vado giù. "No, no; non lo faccio più così" dice, "Ricomincia" "Mi faccio male". Prima che potesse dire altro la cappella è dentro. Si lamenta e sorridendo le dico che chissà quanti altri cazzi avrà preso lì. "Lo stronzo che sei!". Mi metto a giocare col clitoride, incomincia ad ansimare e mi guarda con gli occhi. Un altro affondo e il cazzo è tutto dentro. Ha una smorfia di dolore e ansimando mi dice: "Questa te la faccio pagare prima o poi, brutto porco che non sei altro". Il cazzo fa la spola nel suo culo, le torturo il clitoride e le ficco due dita nella fica. Non ne può più e presto, dimenandosi tutta e palpandosi le tette, esplode in un orgasmo così intenso che, senza volerlo, mi grida di non smettere più. Non appena ritrova la ragione le dico: "Guarda come ti entra nel culo": Guarda tutta eccitata. "Ti piace guardarti rompere il culo, vero?" "Si" "Come una volta. Te lo ricordi?" "Si". Sto per venire e le chiedo se vuole sentire la sborra calda nell'intestino. Risponde di si. "Come una volta? Ti ricordi come ti piaceva?" "Si" "Eccola tieni" Le sborro sferrandole colpi tremendi e il suo ano è tutto maltrattato. "Ti piace? La senti?" "Si,si, mi piace". Poi ci sdraiamo sfiniti e parliamo. Dice che siamo stati degli stronzi. In base ai miei discorsi giura che non ha mai tradito suo marito e che dopo di me non l'aveva più preso in culo. Naturalmente dormiamo nello stesso letto. L'indomani mattina vado in ufficio e il pomeriggio quando rientro tento un approccio palpandola e baciandola. Mi lascia fare. Quando a sera, invece di andare nell'altra camera, entro nella sua, dice: "Di nuovo? Che ci hai preso gusto?" "Perché tu no?". Non risponde e non mi guarda nemmeno, si spoglia e si sdraia a letto.

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