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La migliore amica di mia moglie nonché la moglie del mio migliore amico ( 15-09-2014 )
Alla fine mi sono deciso. Mi sono deciso a raccontare questa storia perché è iniziata quasi per gioco e perché ha proprio dell'incredibile in quanto con Antonella ci conosciamo da più di 30 anni. Sono Alfredo, un uomo di 52 anni, di bell'aspetto e ancora in perfetta forma. Lei, Antonella, ha 50 anni. E' una donna fantastica nel senso che è lei l'animatrice della nostra comitiva. E' a lei che ci rivolgiamo tutti quando c'è da organizzare un fine settimana o una semplice serata. E' bella in viso, bionda con capelli lunghi, occhi azzurri e una bella bocca da pompinara. Fisicamente ben messa con le curve abbondanti ma al posto giusto, un bel paio di tette, grosse e sode, che sono motivo di sfottò amichevole da parte di noi amici e motivo di vanto da parte sua. Complessivamente una donna provocante, ma io non l'avevo mai considerata sotto questo punto di vista, se non dopo la scenetta che vado a raccontare. Eravamo a casa di amici comuni. Siamo così in confidenza nella nostra comitiva che se per esempio ho bisogno di prendere qualcosa o di spostarmi a mio piacimento, non ho bisogno di chiederlo al padrone o alla padrona di casa. Così quella sera, avendo bisogno di un coltello, vado in cucina. Lei ne usciva con qualcosa in mano. Ci siamo incrociati proprio sulla porta e, per farci spazio a vicenda, ci mettemmo di fianco e quindi sfiorandoci petto contro petto. I miei occhi si fermarono sulle sue tette in bella mostra grazie ad una generosa scollatura. Notò tutto e sorrise. Mi mortificai e come per giustificarmi dissi: "Porca miseria Antonè! Sono tutte tue?" Mi guardò rossa e rispose: "Mmm! Di chi allora?" Feci un passo laterale per entrare in cucina e lei mi blocco dicendo: "Dimmi la verità, ti piacerebbe metterlo qua in mezzo, vero?" Francamente rimasi spiazzato. Mi ripresi e cercai di stare al gioco, convinto che non poteva altro che trattarsi di un gioco. "Non solo lì, anche in altri posti" dissi. Arrossì ancora di più e fece una smorfia. "Ah si? E dove?" Mi lasciai andare e tutto di un fiato dissi: "In bocca e nel culo". Fece un'altra smorfia facendo un passo laterale per andare. Si disimpegnò la mano sinistra da quello che teneva e, attirando la mia attenzione, si diede due pacche sulla natica sinistra dicendo: "Comunque qua telo puoi dimenticare". Dopo di che andò via. E poi, nel corso della serata, sguardi accattivanti e provocatori e, con riferimento ad un argomento in discussione da parte di tutti, guardando me disse: "Il ferro bisogna batterlo quando è ancora caldo altrimenti dopo non se ne fa niente". E poi ribadì più volte che suo marito, la settimana seguente, sarebbe stato fuori sede per tre giorni. Mi trovo fuori. Squilla il cellulare. Vedo la chiamata. E' lei. E' tutto normale fino ad ora: non è la prima volta che ci chiamiamo; mi avrebbe potuto chiamare per qualsiasi motivo. Rispondo con un <<ciao>. Lo stesso lei e, dopo una brevissima pausa dice: "Ti ricordo che sono a casa da sola". Quindi riattacca. Se questo non è un invito cosa è. Che faccio? Mi precipito. Dopo pochi minuti sono davanti alla porta. Suono il campanello e sento il consueto <<chi è>>. Rispondo che sono io e non appena apre la porta, come se fosse sorpresa, dice: "Sei tu? Ma sei venuto davvero? Ma sei matto?" Intanto fa due passi indietro e mi fa entrare. Richiude la porta. Dico: "Allora ti piace solo stuzzicarmi? Perché mi hai chiamato?" "Ma questo non vuol dire che.....Perché sei venuto?" "Perché il ferro si batte quando è ancora caldo, altrimenti dopo non se ne fa più niente". Al che allungo le mani lateralmente sulle sue tette. Non ha reggiseno. indossa un camicione ampio, bianco di cotone leggero. Tasto le sue tette e lei tenta di allontanare le mie mani. La prendo per polsi portandole le braccia dietro la schiena. Adesso siamo a contatto, corpo contro corpo, e gli occhi miei vanno sulle tette in bella mostra. Se ne accorge. "Allora sei proprio fissato!" La stringo di più e sente il mio cazzo duro sul ventre. Fa una delle sue smorfie. "Questo è uno scontro frontale" dice. "Il problema è mio perché tu con questi paraurti....." Vado per baciarla e facendo no con la testa non riesco a centrare la sua bocca. "Vacci piano" dice. La bacio sul collo. Si gira a destra e a sinistra ma insisto. Il tutto, il mio cazzo piantato sul suo ventre e la mia lingua sul suo collo, non le è indifferente. Sospira; cerco la sua bocca e questa volta la trovo spalancata pronta ad accogliere la mia lingua. Ha un attimo di esitazione ma subito sento la sua che si attorciglia alla mia. Freme e sento muovere il suo bacino. Me la succhia e poi risucchio la sua nella mia bocca. "Mm. Mmmm" geme. Le libero i polsi e rimane avvinghiata a me. Anzi mi butta le braccia al collo ed io le palpo le chiappe. Riesce a sfilare la lingua dalla mia bocca e riprendo a leccarle il collo lambendo il suo orecchio. le alzo il camicione dal di dietro accarezzandole le cosce, finché non insinuo le mani dentro le mutandine. E' come se avesse un ripensamento; si stacca facendo due passi indietro. E' tutta rossa, affannata ed eccitata e sedendosi su una sedia imbottita che fa parte dell'arredamento dell'ingresso, dice. "Ma non avevi niente da fare oggi? Lo sai che significa? Ok, forse ho sbagliato io, ma tu...." In piedi davanti a lei, mi insinuo fra le sue gambe divaricandogliele e il camicione sale su e le sue cosce robuste e sode mi fanno impazzire. Allungo le mani sulle sue tette e riprendo a palparle. I suoi capezzoli sono turgidi e glieli strizzo da sopra la stoffa. Mi guarda e geme. Abbasso le spalline del camicione. Mi lascia fare e, anzi, è lei stessa a sfilarsele del tutto. Per lei è un orgoglio mostrare le sue gran belle tette. Glieli palpo con forza. Geme e dice: "E che non ne hai mai viste?" "Non volevi il mio cazzo lì in mezzo?" "Io? Tu semmai". Ha uno sguardo strano. Ammira la mia eccitazione. "Dai, mettilo lì in mezzo" le dico. Viene leggermente in avanti e il suo viso è proprio davanti alla mia patta. Le strizzo forte i capezzoli, geme ancora di piacere e porta la mano destra a tastare la mia virilità. Mi slaccio la cintura, le scopro completamente le cosce e le sussurro: "Dai, perché non lo tiri fuori? Non vedi l'ora di gustartelo" "Io? E tu? Tu non ne hai voglia?" Abbassa la cerniera e tira giù pantaloni e slip. Il mio cazzo balza fuori e fa una smorfia di compiacimento. Mi guarda e impugnandolo dice: "Mmm; come ce l'hai grosso!" "Come piace a te". Mi guarda e prende a segarlo. E' vogliosa; non resiste. Porto avanti i fianchi invitandola. Lei capisce. Prende a leccarlo alzando lo sguardo e fissandomi. Nel frattempo mi tolgo la camicia. Con l'altra mano mi prende le palle. Capisco che vuole che le faccia un complimento. "Che brava! Hai una lingua!" Al che lo imbocca con bramosia e mi fa un pompino che, eccitato come sono, se non la interrompo vengo in un baleno. Avvicino il cazzo alle tette e lei lo prende come in una morsa. "E' questo che hai sempre sognato porco che non sei altro? Adesso ti accontento e te ne vai a casa dimenticandoti tutto. Va bene?" La troia vuole farmi credere che lo fa tanto per farmi un piacere, facendo finta di dimenticare che era stata lei a provocarmi. Devo assolutamente prendere la situazione in mano. Giocando di piedi e di gambe mi libero delle scarpe, dei pantaloni e degli slip. Sono nudo. Le sue mutandine nere mi fanno gola. Libero il cazzo dalla morsa delle sue tette e vado giù in ginocchio. Lecco l'interno delle sue cosce e sollevo l'orlo delle mutandine stuzzicandole il clitoride turgido. E' tutta un lago. Ansimando mi dice: "Questo non era nel programma" "Meglio ancora. Fammi vedere quanto sei troia" "Ehi! Ma cosa dici? Come ti permetti?" Intanto la faccio scivolare sulla sedia stessa e le sfilo le mutandine. Il camicione è arrotolato sui fianchi. La sua fica, circondata da una folta peluria castano scuro, è tutta disposizione della mia lingua. Lei, presa dall'eccitazione, mi lascia fare. "Ahaaa, ahaaaaaaa" grida quando prendo a leccarla. Le mordicchio il clitoride e sussulta di piacere: "Ohooo. Sii, siiii" "Ti piace troia?" "Si, siii. Ancora". Le sollevo le gambe sulle mie spalle e la penetro con la lingua. "No, così no. No, mi fai morireee" dice ansimando. Le lecco il culo e le ficco due dita nella fica. Grida: "No, così nooooo" "Non ti piace?" "Si, ma non....." Ad un tratto scoppia in un orgasmo vertiginoso: "Vengoooo, godoooooo". Mi stringe la testa sulla sua fica e, mentre continuo a leccarla e lei godere, la faccio scivolare ancora finché non è distesa a terra, supina sul tappeto. Continua ad agitarsi per l'orgasmo che sembra non finire mai. Poi, insieme, sfiliamo il camicione e subito sono sopra di lei. Gioco col cazzo fra le sue cosce e ci slinguiamo oscenamente. Mentre gioca con la lingua a bocche che si sfiorano, sussurra: "Basta. Per favore smettiamola". Intanto muove il bacino sotto di me. "Ti vergogni a farmi vedere quanto sei troia? Mettilo dentro troia che non sei altro così ti sfondo tutta". Muove il bacino; apre e chiude le cosce; non sa cosa fare. Mi muovo pure io alla ricerca della fica; la trovo e il mio cazzo scivola dentro da solo. "Ahaaaaaa!" grida spingendo il bacino e restando a bocca aperta senza fiato. Inizio a pomparla con delicatezza e lei mi viene incontro ansimando di piacere. Le lingue si cercano ancora e sospiriamo di piacere ognuno nella bocca dell'altra. "Troia, troia. Ti piace il mio cazzo nella fica? Dimmelo troia". Ansima, sospira e geme. "Siii" "Ti senti troia?" "Sii, si, siiii". Aumento il ritmo; anch'io sono al massimo dell'eccitazione. Sarà la situazione particolare e non appena è presa dall'orgasmo avvinghia le gambe sulla mia schiena e, muovendoci insieme, non sa più come manifestare il suo godimento: "Si, siii, godo. Ancora, ancoraaaaaa. Chiavami ancoraaa, sfondami tutta. Siiiiii". Anch'io non resisto più e vengo, godendo da matto, agitandomi insieme a lei. "La senti la sborra, troia. La senti?" "Si, si. E' bella calda. Godo ancora, si , ancora". Restiamo così per qualche minuto, baciandoci. "Adesso vai via" "Non abbiamo ancora finito" "No, non ti mettere strane idee in testa. E' stato bello ma è tutto finito qui". Non c'è modo di convincerla. Il giorno dopo, rientrando a casa la trovo seduta in divano a chiacchierare con mia moglie. Io sono imbarazzato, lei come se non fosse successo niente. Mi riprendo, la saluto, la raggiungo e chinandomi la bacio sulle guance come sempre. L'indomani ancora mi chiama al cellulare e appena rispondo mi dice: "Lo sai che domani rientra Andrea?"-Andrea è suo marito- "Si, ma....Guarda è meglio di no. E' meglio lasciare perdere e non scherzare col fuoco" "Non ti sono piaciuta allora?" "Si invece" "Mi fai capire di no. Allora perché mi dicevi che sono troia? Forse Margherita è più troia di me?" -Margherita è mia moglie- "Ma che dici? Lascia stare Margherita". Insiste dicendo che difficilmente ci sarebbero state altre occasioni. "Se mi dai il culo..forse..." "Te l'ho detto. Non l'hai capito che dietro non l'ho mai fatto? Con Margherita lo fai? A lei piace?" "Ancora con Margherita? Lascia stare. Io ti chiedo cosa fai tu con tuo marito?" "Non più di tanto di quello che ho fatto con te. Comunque scusami. Allora vieni?" "E tu me lodai il culo?" Segue qualche attimo di silenzio e poi: "Tu vieni, poi vedremo". Dopo di che riattacca. Vado e la trovo con indosso solo una vestaglia semitrasparente. Sotto e nuda. I capelli raccolti. Incominciamo a limonare senza dire parola. Questa volta corriamo subito in camera da letto e lì, sul suo letto, dove dorme con suo marito, si concede completamente iniziando con un frenetico 69. Quando glielo ficco nel culo, dopo averglielo leccato abbondantemente fin dentro, grida di dolore e poi, senza fiato mi fa cenni di uscire. Naturalmente non lo faccio. Lei è vergine; la mia cappella grossa fa fatica. Le strizzo il clitoride e geme di dolore misto a piacere. mi muovo lentamente e sono sempre più dentro il suo culo. Adesso geme solo di piacere. "Ti piace troia?" "Mmmm" "Finalmente hai il culo rotto. Ti piace il mio cazzo nel culo?" "Siiii". La troiona, dopo pause, rinfrescate e pompini lo vuole ancora nel culo e poi ancora una sua prima volta: le sborro in bocca. Mi fa segno che sta per soffocare. Poi scappa in bagno e ammiro il suo culo, ormai rotto, che rimbalza ad ogni suo passo. Ritorna e mi dice: "Ma lo sai che sei veramente un porco?"

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